{"id":102,"date":"2016-12-01T13:51:45","date_gmt":"2016-12-01T13:51:45","guid":{"rendered":"http:\/\/barlettiwaas.eu\/?page_id=102"},"modified":"2016-12-01T13:51:45","modified_gmt":"2016-12-01T13:51:45","slug":"materiali-del-centro-del-discorso","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/barlettiwaas.eu\/?page_id=102","title":{"rendered":"Materiali del Centro del Discorso"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-302 aligncenter\" src=\"https:\/\/barlettiwaas.files.wordpress.com\/2016\/11\/centro-del-discorso.jpg?w=748\" sizes=\"(max-width: 570px) 100vw, 570px\" srcset=\"https:\/\/barlettiwaas.files.wordpress.com\/2016\/11\/centro-del-discorso.jpg 570w, https:\/\/barlettiwaas.files.wordpress.com\/2016\/11\/centro-del-discorso.jpg?w=150 150w, https:\/\/barlettiwaas.files.wordpress.com\/2016\/11\/centro-del-discorso.jpg?w=300 300w\" alt=\"centro-del-discorso\" \/><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/barlettiwaas.wordpress.com\/materiali-del-centro-del-discorso\/image\/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAAdoAAAABCAYAAAB5am\/3AAAACXBIWXMAABM2AAANBQEb3xNRAAAAG0lEQVR4nGOZM6P9P8MoGAWjYBSMglEwCmgCAFMmAr82QNB1AAAAAElFTkSuQmCC\" \/><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"center\"><span lang=\"it-IT\"><b>Venerd\u00ec 5 \u2013 sabato 6 \u2013 domenica 7 dicembre 2008<\/b><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"center\"><b>Primo appuntamento<\/b><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"center\"><b>SEMINARIO \u201cIL CENTRO DEL DISCORSO\u201d<\/b><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Partire da un punto di vista individuale messo a disposizione degli altri \u00e8 un buon modo per comunicare, aprire un dialogo che vorrebbe portare a comuni intenti approfittando di un ventaglio di punti di vista ed esperienze diverse.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Per questo INDUMA TEATRO, promotore, insieme alle Manifatture Knos, del Premio di Drammaturgia Contemporanea \u201cIL CENTRO DEL DISCORSO\u201d, ha sollecitato l\u2019invio di contributi scritti, da parte dei partecipanti al seminario, da inviare anticipatamente, come punto di partenza utile alla discussione<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"center\">CONTRIBUTI DI:<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"center\">Arturo Cirillo<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"center\">Andrea Porcheddu<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"center\">Antonio Tarantino<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"center\">Clarissa Veronico<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"center\">Fabrizio Parenti<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"center\">Francesco Farina<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"center\">Luca Ricci<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"center\">Manuela Cherubini<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"center\">Maria Luisa Mastrogiovanni<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"center\">Massimiliano Civica<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"center\">Nicola Viesti<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"center\">Paolo Musio<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"center\">Pietro Minniti<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"center\">Renzo Martinelli<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"center\">Roberto Corradino<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"center\">Roberto Ricco<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"center\">Sonia Antinori<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"center\">Katharina Trabert<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/barlettiwaas.wordpress.com\/materiali-del-centro-del-discorso\/image\/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAAdoAAAABCAYAAAB5am\/3AAAACXBIWXMAABM2AAANBQEb3xNRAAAAG0lEQVR4nGOZM6P9P8MoGAWjYBSMglEwCmgCAFMmAr82QNB1AAAAAElFTkSuQmCC\" \/><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/barlettiwaas.wordpress.com\/materiali-del-centro-del-discorso\/image\/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAAdoAAAABCAYAAAB5am\/3AAAACXBIWXMAABM2AAANBQEb3xNRAAAAG0lEQVR4nGOZM6P9P8MoGAWjYBSMglEwCmgCAFMmAr82QNB1AAAAAElFTkSuQmCC\" \/><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"center\">\u201c<span lang=\"it-IT\"><b>IL CENTRO DEL DISCORSO\u201d<\/b><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Di<\/span><span lang=\"it-IT\"><i> Arturo Cirillo<\/i><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Caro Werner,<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">mi chiedi qualcosa di scritto per il vostro incontro di venerd\u00ec legato al premio di drammaturgia <\/span><span lang=\"it-IT\"><i>Il centro del discorso<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\">. Io, come tu sai bene, faccio un teatro che ha al centro la drammaturgia e la parola, pur credendo nello stesso tempo che esse siano, entrambe, legate profondamente al corpo. Parlerei di una fisicit\u00e0 del testo, cio\u00e8 quella capacit\u00e0 di sottintendere un\u2019azione, e di pensare alla parola come a qualcosa che dovr\u00e0 diventare suono e fiato.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Questo per dire che sarebbe forse utile capire cosa sia un buon testo per il teatro, come nasce e come possa vivere.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">La scelta di un testo, per esempio da parte di un regista, \u00e8 credo legata anche da motivazioni misteriose, talmente intime da essere ignote a volte anche a lui stesso. Vi sono per\u00f2, per quanto mi riguarda, anche delle motivazioni pi\u00f9 evidenti e riconoscibili. La cosa che a me pare forse pi\u00f9 importante \u00e8 percepire il rapporto che ha un testo col teatro, nella sua pratica e non nella sua teoria. Direi che per me il testo pur essendo un opera letteraria dovrebbe apparirlo il meno possibile. Pi\u00f9 che la qualit\u00e0 della scrittura dovrei sentire la \u201cvoce\u201d, quasi una sua naturale intonazione. Come se quello che fosse stato scritto sulla pagina fosse la trasposizione di un parlato, e il racconto di un accadimento gi\u00e0 avvenuto, di cui il testo \u00e8 la testimonianza e il materiale, da cui ripartire per permettere ad una storia di poter riaccadere.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Ecco mi accorgo scrivendo che la storia \u00e8 per me anche un elemento di grande attrazione. A teatro si narra senza narrare, si narra nel tempo presente degli accadimenti, infatti non mi piacciono in genere i flashback, o le voci fuori campo. Un buon testo credo che sia quello che senza darlo a vedere, piano piano, battuta dopo battuta, ti d\u00e0 una serie di informazioni, a volte ti racconta un antefatto, o ti fa capire le relazioni tra i personaggi, ma tutto sempre nel dialogo, e nell\u2019impressione di una cosa che nasca l\u00ec, per caso o per incidente<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Credo che per scrivere bene per il teatro si debba frequentare molto il palcoscenico, e conoscere gli esseri umani. Avere delle emozioni, forse quasi pi\u00f9 che dei pensieri, e sapere sempre che ci\u00f2 che si sta scrivendo andr\u00e0, prima o poi, recitato. Forse ci si dovrebbe immaginare gi\u00e0 una sua rappresentazione, forse scrivere un testo \u00e8 gi\u00e0 un primo atto di regia. Io per esempio un testo che devo portare in scena me lo leggo tante volte, quasi come se alla fine lo avessi scritto io, e credo che il portare a memoria un testo \u00e8 anche una forma di appropriazione da parte di un attore, quasi una riscrittura, il suo diventarne l\u2019autore.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">In genere nei testi di drammaturgia contemporanea quello che mi pare mancare \u00e8 proprio una sua teatralit\u00e0, l\u2019essere nato per la scena e non per la lettura. Gi\u00e0 dall\u2019uso della lingua si sente a volte che qualcosa non va, e non mi appare casuale che le cose migliori di quest\u2019anni siano state scritte in dialetti, veri o inventati che siano. Come se la lingua italiana avesse bisogno di una maggiore fisicit\u00e0 e anche musicalit\u00e0, avesse bisogno di una storia, una storia antica che si \u00e8 conservata nel corpo, e che solo i dialetti in Italia hanno.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Mi sembra una buona idea, per un nuovo premio di drammaturgia, quella d\u2019 insistere molto su la trasposizione scenica dei testi, sia attraverso laboratori, che letture, che vere e proprie messe in scena.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Penso ad analoghe esperienze, come il premio <\/span><span lang=\"it-IT\"><i>ExtraCandone<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\">, dove per\u00f2 accanto ad una rete distributiva piuttosto ampia non mi sembra che ci sia stata, almeno finora, un altrettanto felice scelta dei testi.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Mi sembra poi che una politica della committenza, con tempi troppo rapidi, a volte a scrittori che non hanno mai scritto per il teatro, non sia un esperienza che porti grandi frutti, e mi riferisco ai progetti di drammaturgia del <\/span><span lang=\"it-IT\"><i>Napoli Teatro Festival<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Mi auguro che per questo premio si possa contare su qualche prodotto di qualit\u00e0, poich\u00e9 non credo che la drammaturgia contemporanea vada sostenuta a prescindere. E\u2019 indubbio che essa ha delle difficolt\u00e0 di giro enormi, data anche la stragrande pigrizia, aggiunta a codardia, dei nostri distributori e programmatori.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Mi piacerebbe che questo nuovo premio servisse, soprattutto, a mettere in contatto dei bravi scrittori con la particolare e non facile arte del teatro, per avere dei testi, in futuro, che siano l\u2019espressione di un gruppo di persone che lavorano insieme, o magari di una felice intesa sul campo tra un regista ed un autore. Perch\u00e9 un autore di testi non pu\u00f2 scrivere per il teatro senza avere un idea di teatro, del suo teatro o di quello di qualcun altro.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Ti abbraccio e auguro a te e agli altri giurati un buon lavoro.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Saluti da Udine<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Arturo<\/p>\n<p class=\"western\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/barlettiwaas.wordpress.com\/materiali-del-centro-del-discorso\/image\/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAAdoAAAABCAYAAAB5am\/3AAAACXBIWXMAABM2AAANBQEb3xNRAAAAG0lEQVR4nGOZM6P9P8MoGAWjYBSMglEwCmgCAFMmAr82QNB1AAAAAElFTkSuQmCC\" \/> <span lang=\"it-IT\"><b>Parole che figliano parole<\/b><\/span><\/p>\n<p class=\"western\"><span lang=\"it-IT\">Di<\/span><span lang=\"it-IT\"><i> Andrea Porcheddu<\/i><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Quel che affascina, di questo incontro, \u00e8 contenuto nel titolo creato da Werner e Lea. \u201cIl centro del discorso\u201d. Perch\u00e9 insita vi \u00e8 una sfida, ossia trovare quel \u201ccentro\u201d, o \u2013 come avrebbe detto un critico come Adriano Tilgher, il problema centrale. Poi, e conseguentemente, si tratta di non perdere di vista il \u201cdiscorso\u201d, ossia il dialogo, ovvero ancora quell\u2019arte in via di sparizione che \u00e8 la capacit\u00e0 non solo di parlare (del mondo e di s\u00e9 attraverso lo strumento privilegiato della parola), ma di ascoltare. Allora dobbiamo focalizzare il nostro obiettivo all\u2019interno del discorso. Ma dobbiamo attivare, al tempo stesso, una metanarrazione: ossia cogliere l\u2019oggetto del discorso. Che \u00e8 la drammaturgia (c\u00f2lta qui in forma di progetto e futuro premio): ossia il testo scritto per il teatro.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Jean Paul Sartre fu candidamente categorico: <\/span><span lang=\"it-IT\"><i>Il faut \u00e9crire<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\">. Bisogna scrivere. Lo ricorda Nicola Chiaromonte in un bel saggio dedicato alla drammaturgia italiana. Ma, segnala il critico, per il teatro non basta. A teatro \u00ab\u00e8 la parola parlata che conta\u00bb. Lo scritto torna alla sua origine e alla sua funzione primordiale. In teatro riacquista, come in uno specchio magico, il corpo, il gesto, le circostanze, l\u2019urto vivo degli affetti e dei pensieri.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Pi\u00f9 o meno negli stessi anni (lo scritto di Chiaromonte \u00e8 del 1962), anche Roland Barthes parlava del \u201cpiacere del testo\u201d. Ma al culmine di una impressionante e analitica vivisezione del testo pone un elemento contraddittorio: la \u00abgrana della voce\u00bb. Un elemento variabile, imprendibile, soggettivo, caldo, colorato. La parola scritta del testo, per essere effettivamente piacere, deve attingere alla \u00abgrana della voce\u00bb, non pu\u00f2 prescindere da quella che i retori latini chiamavano \u201cactio\u201d.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">In teatro il centro del discorso \u00e8 dunque il testo scritto nella sua inesorabile e necessaria forma orale. Ortega y Gasset afferma che il libro \u00e8 \u00abun dire pietrificato\u00bb, mentre il dialogo (emissione\/ascolto, quindi necessario incontro con l\u2019Altro da s\u00e9) \u00e8 vivo e personale, \u00e8 ritmo e presenza, desiderio e intenzione: la grana della voce.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Ma resta l\u2019imperativo sartriano. Bisogna scrivere. Il teatro che perde la parola \u00e8 come un popolo che perde la parola. Enzo Buttitta, nella forza carnosa del suo dialetto, ce lo ricorda: un popolo \u00e8 ricco anche se messo alla catena, se \u00e8 spogliato, sfruttato, senza lavoro. Ma quel popolo diventa povero e servo quando \u00abgli rubano la lingua e le parole. Quando le parole non figliano parole\u00bb. Abbiamo costante bisogno di una drammaturgia. Di un discorso che sia al centro del teatro.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">E per\u00f2 non possiamo non registrare delle contraddizioni: affrontiamo, qui, l\u2019ipotesi di un nuovo premio alla scrittura. L\u2019Italia \u00e8 piena di premi di drammaturgia, ed \u00e8 piena di autori teatrali. Ce ne sono tanti, tantissimi. Possiamo citare i migliori: Tarantino, Moresco, Scarpa, Paravidino, Chiti, Cavosi, Gabrielli, Trevisan, Emma Dante, Martinelli, Moscato, Letizia Russo, cui possiamo affiancare Franceschi, Celestini, La Ruina, Giuseppe Montesano, e ancora Mimmo Borrelli e Stefano Massini. Sono solo alcuni nomi, se ne possono fare ancora altri. E allora perch\u00e9 continuiamo ad inseguire l\u2019autore? Non bastano questi? Sono tanti. Basterebbe metterli in scena, forse<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Il problema, allora, \u00e8 che l\u2019Italia ha molti drammaturghi ma non ha una drammaturgia. Ha molte lingue (anche teatrali) ma raramente queste si trasformano in una lingua che sappia parlare. Ha molti testi, ma non sono o non diventano teatro.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Ha molte parole, ma non figliano parole.<\/p>\n<p class=\"western\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/barlettiwaas.wordpress.com\/materiali-del-centro-del-discorso\/image\/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAAdoAAAABCAYAAAB5am\/3AAAACXBIWXMAABM2AAANBQEb3xNRAAAAG0lEQVR4nGOZM6P9P8MoGAWjYBSMglEwCmgCAFMmAr82QNB1AAAAAElFTkSuQmCC\" \/><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"center\"><b>CONSIDERAZIONI SU QUELLA CHE VIENE DEFINITA<\/b><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"center\">\u201c<span lang=\"it-IT\"><b>LA NUOVA DRAMMATURGIA\u201d<\/b><\/span><\/p>\n<p class=\"western\"><span lang=\"it-IT\">Di<\/span><span lang=\"it-IT\"><i> Antonio Tarantino<\/i><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Fino all\u2019inizio degli anni novanta i critici, i registi, gli attori e la gente di teatro in genere non avevano molta fiducia in quanti si applicassero alla scrittura di testi. Questo perch\u00e9 gli autori erano considerati, innanzitutto e perlopi\u00f9, scrittori di altre discipline, per esempio narratori ma non solo, prestati alla drammaturgia. Insomma, gente di buona volont\u00e0 che si era preso l\u2019impegno di accompagnare all\u2019ultima dimora un\u2019antichissima arte ormai moribonda.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Ma di l\u00ec a poco ci si sarebbe dovuti ricredere dinnanzi al fiorire di una leva di giovani talenti i quali, senza particolari timori reverenziali, venivano considerando la scrittura drammaturgica una possibilit\u00e0 accanto alle altre offerte dall\u2019arte nelle sue varie declinazioni e nei suoi molti modi. L\u2019arte drammatica era tornata a essere un aspetto della prassi, un\u2019attivit\u00e0 praticabile.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Ma cosa era accaduto di tanto speciale affinch\u00e8 un tratto dello spirito umano che sembrava essersi eclissato potesse invece riapparire e manifestarsi?<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">A mio parere non era accaduto niente: si trattava di una di quelle periodiche ricorrenze che vanno rubricate come corsi e ricorsi storici.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Stando all\u2019autorit\u00e0 del grande critico delle numerose forme letterarie che si chiama Northrop Frye e che ha analizzato ed esposto le sue ricerche in un saggio intitolato: \u201cAnatomia della critica\u201d edito da Einaudi, nel corso dei secoli e dei millenni, quella che per intenderci chiameremo \u201cpoesia drammatica\u201d giustapposta alla poesia lirica all\u2019epica e alle forme narrative, appare di tempo in tempo per poi declinare fino e scomparire quasi del tutto in virt\u00f9 (o in mancanza) di elementi \u201cfertilizzanti\u201d presenti nelle varie societ\u00e0: elementi forti, fattori storici singolari e importanti che hanno pi\u00f9 o meno la valenza di effervescenze, se non proprio di moti, rivoluzionari. In tali occasioni una \u201ccrisi2 di una qualsiasi natura spinge la societ\u00e0 nella quale si manifesta ad aprire un dialogo con se stessa e a ritrovare, per questa via, i cittadini di una polis ai quali pi\u00f9 nessuno si era rivolto da un palcoscenico.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Va da s\u00e9 che questo genere letterario, stando cos\u00ec le cose, finisce con l\u2019acquistare fiducia nei propri mezzi. Almeno sino a quando una nuova eclissi lo priver\u00e0 della forza, di quella forza che sostiene \u2013 dopo averla generata \u2013 la presunzione di rappresentare il proprio mondo.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">La pratica della scrittura teatrale, intesa in senso forte, \u00e8 quindi un fenomeno transeunte. Bisogner\u00e0 quindi vedere con favore il nascere di un concorso di drammaturgia \u2013 specialmente se rivolto ai giovani \u2013 affinch\u00e9 questo momento storico che vede una fioritura di validi testi teatrali non si esaurisca in breve tempo ma, al contrario, si protragga il pi\u00f9 possibile.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Sempre che le Istituzioni abbiano il senso del futuro.<\/p>\n<p class=\"western\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/barlettiwaas.wordpress.com\/materiali-del-centro-del-discorso\/image\/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAAdoAAAABCAYAAAB5am\/3AAAACXBIWXMAABM2AAANBQEb3xNRAAAAG0lEQVR4nGOZM6P9P8MoGAWjYBSMglEwCmgCAFMmAr82QNB1AAAAAElFTkSuQmCC\" \/><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"center\">\u201c<span lang=\"it-IT\"><b>IL CENTRO DEL DISCORSO\u201d<\/b><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Di<\/span><span lang=\"it-IT\"><i> Clarissa Veronico<\/i><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Inavvertitamente \u00e8 comparso nel vocabolario comune degli operatori teatrali il termine \u201cfunziona\u201d, chiave di collegamento con il mercato, chiave di accesso e messa in opera di un prodotto che diversamente non potrebbe diventare parte di un meccanismo, non potrebbe cio\u00e8 accedere proprio a quel fine relazionale e di visibilit\u00e0 che ne motiva l\u2019esistenza. Con il termine \u201cfunziona\u201d si \u00e8 finito per indicare sia la compiutezza drammaturgica e registica di uno spettacolo, sia la sua funzionalit\u00e0, ovvero, quale segmento del mercato dell\u2019arte pu\u00f2 occupare, a quali bisogni pu\u00f2 rispondere e quali bisogni pu\u00f2 indurre. La riconversione del teatro d\u2019impresa in impresa teatrale ha fatto s\u00ec che alcuni \u201ccapi assoluti\u201d, utili strumenti del linguaggio per comunicare l\u2019indecifrabilit\u00e0 vitale dello spettacolo dal vivo, divenissero parametri, attestassero cio\u00e8 non pi\u00f9 la singolarit\u00e0 e unicit\u00e0 di un processo artistico, ma l\u2019identit\u00e0, dichiarativa e determinata, del prodotto da vendere.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">La sfida dentro la quale si \u00e8 trovato a dibattere il teatro d\u2019impresa \u00e8 di natura filosofico-economica, perch\u00e9 quanto richiesto per rimanere teatro d\u2019arte \u00e8 perseguire il carattere di singolarit\u00e0 e individualit\u00e0, quanto richiesto per poter essere impresa teatrale \u00e8 testimoniare l\u2019identit\u00e0 nel suo valore non gi\u00e0 di cifra connotativa ma di identificazione.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Dentro il gioco di questa sfida si genera la differenza tra merce e prodotto, ma ancor di pi\u00f9 si gioca il senso stesso del fare arte, resistere a un\u2019omologazione di forme e contenuti che equivocano lo stile con la maniera, resistere all\u2019interpretazione del ruolo dell\u2019intellettuale e dell\u2019artista come mediatore e interprete della realt\u00e0 razionale per cercare di concepirlo piuttosto come il prefiguratore di una realt\u00e0 differente, di una visione sempre altra, sempre inedita di un reale non razionale, resistere infine a considerare gli spettatori unicamente come \u201cpubblico\u201d.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Identificare uno spettacolo come un\u2019azione funzionante, come latore di una chiave di accesso alla relazione con gli spettatori, che in termini aziendali significa alla collocazione sul mercato, alla vendibilit\u00e0, \u00e8 intimamente legato all\u2019idea che conosciamo gli altri della nostra relazione. Sappiamo chi sono, dove possiamo trovarli, cosa vogliono. I nostri altri sono diventati una categoria, il cliente a cui ci riferiamo. Quanto di liquido appartiene all\u2019incontro con un altro essere umano, inafferrabile e fluido, ci rimane tra le mani come un conduttore di certezze, solido come una strategia di marketing. E delle cose solide si pu\u00f2 dire che quando si immergono in un liquido, che affondino o galleggino, tendenzialmente spostano materia, pi\u00f9 difficilmente creano soluzioni.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Con ci\u00f2 il marketing esiste,<\/span> <span lang=\"it-IT\">eppure gli spettatori non sono una categoria.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Il teatro, quale luogo della relazione tra attore e spettatore in un determinato tempo e spazio, poggia il suo equilibrio e il suo stesso senso nella coesistenza delle sue variabili, nella mutevolezza del farsi azione, non di esserlo gi\u00e0. La definizione pur di una sola variabile ne invalida la struttura. Nell\u2019equilibrio misterioso della vita che \u00e8 capace di nascere dalla relazione tra esseri umani presenti a se stessi e all\u2019altro, se uno solo degli elementi che permettono tale vita si trasforma in dato scientifico, l\u2019intera struttura si trasforma in sequenza di dati, l\u2019arte si trasforma in equazione matematica risolvibile. Se considerati una chiave d\u2019accesso gli spettatori si sottraggono e con loro l\u2019idea di mercato, che rimane altrove, nella nozione di un tutto comunicato dove il teatro occupa il posto dell\u2019incomunicabile.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">\u201c<span lang=\"it-IT\">N\u00e9 un Dio, n\u00e9 un\u2019idea potranno salvarci ma solo una relazione vitale\u201d: stralci di conversazioni e letture affiorano in questo viaggio, amori talmente profondi da emergere nei contesti meno aspettati. Se \u00e8 la relazione vitale l\u2019unica risposta in questo mare pieno di scogli, l\u2019unica salvezza dagli assalti cos\u00ec sottili di un mercato comunque povero e al quale non ci si pu\u00f2 sottrarre, allora la prima relazione \u00e8 con se stessi. Con quel s\u00e9 artista, organizzatore o spettatore che si sia.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Una relazione talmente profonda e aperta verso s\u00e9 che lo diventi inevitabilmente verso l\u2019altro. Che lo diventi necessariamente. Non per un\u2019idea di bene per l\u2019accrescimento collettivo n\u00e9 per quella di patrimonio culturale. Necessario come la vita a cui ogni essere vivente tende.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">L\u2019unico possibile mercato di un prodotto che non pu\u00f2 essere merce \u00e8 nel valore dell\u2019azione produttiva, quotidiana, reiterabile ma non ripetibile. L\u2019unico equilibrio tra sostanza solida e sostanza liquida \u00e8 nel passaggio del cambiamento di stato, nel sentirsi<\/span><span lang=\"it-IT\">liquefatti<\/span><span lang=\"it-IT\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/barlettiwaas.wordpress.com\/materiali-del-centro-del-discorso\/image\/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAAdoAAAABCAYAAAB5am\/3AAAACXBIWXMAABM2AAANBQEb3xNRAAAAG0lEQVR4nGOZM6P9P8MoGAWjYBSMglEwCmgCAFMmAr82QNB1AAAAAElFTkSuQmCC\" \/><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"center\">\u201c<span lang=\"it-IT\"><b>IL CENTRO DEL DISCORSO\u201d<\/b><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"right\">\u201c<span lang=\"it-IT\"><i>Tutte le parole che esistono innescano delle aspettative<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\">\u201d Tiziano Scarpa<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"right\">\u201c<span lang=\"it-IT\"><i>Passando la nostra esistenza dal presente al passato, si<\/i><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"right\"><span lang=\"it-IT\"><i>diventa, al passato, ci\u00f2 che non si era, al presente<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\">\u201d<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"right\"><span lang=\"it-IT\">Vitaliano Trevisan<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Di<\/span><span lang=\"it-IT\"><i> Fabrizio Parenti<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\">\u2013 Milano11\/08<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" lang=\"it-IT\" align=\"justify\">Ho passato nella mia vita la stessa quantit\u00e0 di tempo sia a vivere il mio presente sia a riflettere su cosa rappresentasse. Questo perch\u00e8, in fondo, non credo possiamo davvero pensare che l\u2019essere umano sia capace di cambiare tanto da trovare unicit\u00e0 in un tempo qualsiasi tale da distinguerlo da quelli precedenti o successivi ma credo che la particolarit\u00e0 di tutti i presenti sia nel loro rappresentarsi, nella maniera in cui si manifestano le forme, le mode e,naturalmente, i sentimenti che da sempre fanno parte della nostra natura e che ogni volta,mostrandosi meravigliosamente collegati alla nostra vita quotidiana, ti danno la sensazione di essere il primo a capire VERAMENTE un quadro, un libro o semplicemente a provare un emozione. Probabilmente solo per evitare la trista percezione della ripetitivit\u00e0 delle nostre esistenze che,tanto per iniziare a parlare un po\u2019 di teatro,assomigliano alle repliche di un musical di successo (Notre dame de Paris?Rocky horror pictures show ? mah !?) in cui cambiano gli interpreti di anno in anno ma non lo spettacolo<\/p>\n<p class=\"western\" lang=\"it-IT\" align=\"justify\">Dunque credo che quando si parla di contemporaneo bisogna considerarne la percezione quanto la composizione. E dunque, come si manifesta il nostro hic et nunc, e, sopratutto, come lo manifestiamo facendo teatro? In particolare, teatro di parola ?<\/p>\n<p class=\"western\" lang=\"it-IT\" align=\"justify\">Ho visto recentemente tre spettacoli di tre compagniedi et\u00e0 diversa che mi hanno colpito per ragioni diverse. Non so se farne i titoli, vorrei usarli come come esempio neutro,almeno per ora. Due erano di un et\u00e0 considerata teatralmente molto giovane ma che biologicamente non lo \u00e8, i trenta anni, ed erano scritture degli stessi interpreti. Anche il terzo spettacolo era scritto da gli interpreti,questa volta per\u00f2 di un et\u00e0 pi\u00f9 avanzata. La prima impressione \u00e8 quella di una totale separazione dei linguaggi, come se non si usasse la stessa lingua. Sotto una certa et\u00e0 l\u2019uso di alcune parole non appartenenti direttamente al presente, il riferimento ad ogni tipo di teatro che non sia stato visto il giorno prima sono inesistenti. Sono gruppi nati ieri,anzi stamattina, dove l\u2019idea non di appartenere ma neanche di confrontarsi con un canone \u00e8 impossibile, perch\u00e8 il canone non \u00e8 neanche previsto possa esistere. In compenso esiste la moda, la tendenza ,e infatti ci sono elementi che immediatamente fanno comunity, rendono identificabili gli interpreti agli spettatori e viceversa, come se servisse una passeword generazionale per poter partecipare in qualsiasi modo all\u2019evento in corso (ho usato due parole molto usate negli spettacoli in questione, tanto come assaggio). Questo a prescindere dalla bellezza o dalla qualit\u00e0 dello spettacolo (a mio avviso uno era estremamente brutto, l\u2019altro aveva delle cose interessanti) e anche da l\u2019argomento (anche se tutti e due appartenevano al genere \u201criflessione su la contemporaneit\u00e0\u201d).<\/p>\n<p class=\"western\" lang=\"it-IT\" align=\"justify\">Il terzo era di un genere totalmente diverso, si potrebbe definire una antologia di linguaggi teatrali rielaborati e riciclati in perfetto sentimento di appartenenza ad un comune sistema semantico, quello teatrale, dove ogni cosa rimanda ad un\u2019altra. Forse potr\u00e0 sembrare che io,come gusto penda verso quest\u2019ultimo esempio,e potrebbe essere vero, ma non \u00e8 questo il punto;la cosa che vorrei capire \u00e8 se ci stiamo dividendo tra chi fa il teatro con il teatro e chi lo fa senza teatro. In sostanza mi pare di capire che per alcuni il teatro \u00e8 talmente contemporaneo che \u00e8 nato con loro,per loro e che senza di loro \u00e8 destinato a tornare nell\u2019oblio dove miseramente giaceva fino al loro arrivo,mentre per altri \u00e8 un luogo dove trovare nel presente le tracce di passato che servono in questo momento. Va bene, si potr\u00e0 dire che spesso si inizia con l\u2019arroganza del debuttante e poi ci si forma con l\u2019esperienza acquistata sul campo, ma in questo caso sembrerebbe esserci una tale e tanta distanza tra espressivit\u00e0 e sensibilit\u00e0 da impedire ogni tipo di comunicazione.<\/p>\n<p class=\"western\" lang=\"it-IT\" align=\"justify\">Che significa? Stiamo andando verso un teatro generazionale, spettacoli diversificati a seconda che il pubblico e gli autori abbiano o no conosciuto precedenti modelli? Non sono mai stato un fautore del teatro come valore ideologico o museale,dell\u2019ortodossia teatrale che prevede cosa e come si faccia uno spettacolo o un autore ma \u00e8, almeno per la mia esperienza, impensabile che non si senta il proprio agire in scena come appartenente ad un sistema che contiene tutto, ma proprio tutto, al suo interno, che mette insieme i Sanzio e Giulio Bosetti, Carmelo Bene e Macario, la tragedia e l\u2019avanspettacolo. Perch\u00e8 solo sentendo questo si evitare le insidie dell\u2019autoreferenzialismo, la mancanza di memoria storica che pu\u00f2 vivere solo attraverso la riproposizione di ci\u00f2 che si \u00e8 visto, sottraendo stili e interpreti alla scomparsa dettata dalla totale incapacit\u00e0 a sapere per chi va oggi in qualsiasi luogo si faccia teatro ci\u00f2 che \u00e8 successo ieri. E la stessa natura dell\u2019esperienza teatrale, cio\u00e8 far parte di una agor\u00e0 che, in determinati luoghi e tempi mette insieme persone tra loro diverse, come fanno religione e politica, per riflettere sul mondo e su i suoi valori\/dolori, non rischia di essere inficiata da queste differenze generazionali-culturali, visto che ne dovrebbero poter far parte tutti?<\/p>\n<p class=\"western\" lang=\"it-IT\" align=\"justify\">Vi \u00e8 un altro problema, forse ancora pi\u00f9 profondo, che credo meriti una riflessione:la lingua. L\u2019italiano \u00e8 una lingua bella ma non particolarmente felice n\u00e9 fortunata; parlata poco nel mondo(se non in orribili storpiature da emigrati che sperano cos\u00ec di mantenere un legame con la madre patria), difficile da modernizzare senza banalizzarla, soprattutto inventata dalla televisione in sostituzione dei dialetti,quelli si parlati e compresi con facilit\u00e0 da tutti, dei quali mantiene fondamentalmente tre filoni di inflessione, il romano, il milanese ed il napoletano. Ora, essendo difficile,almeno per il momento, pensare di poter recitare in inglese anche qui (probabilmente il futuro sar\u00e0 questo, magari l\u2019italianglish, magari con il cinese sarebbe anche pi\u00f9 divertente, ma credo ci voglia ancora tempo) penso che in questo momento il problema di che lingua serva in scena \u00e8 drammatico, anche perch\u00e8 ormai si sta raggiungendo il massimo dell\u2019 analfabetismo in qualsiasi conversazione o scrittura nel nostro idioma. Faccio presente che questo pu\u00f2 essere imputabile alla tv, in particolare alla Rai e a Mediaset con le sue De Filippi e Italie 1, a Silvio Berlusconi e alla svalorizzazione della Cultura con la C maiuscola,alla decadenza dei tempi, al calcio o a chi vi pare ma riguarda tutti, anche coloro i quali si stracciano le vesti invocando il ritorno a grandi valori artistici-morali Come si esce da tutto ci\u00f2 (ammesso sia possibile)? Nella mia esperienza di regista ed attore l\u2019unica strada percorsa con un certo successo \u00e8 la ripresa di parole apparentemente morte ed interrate con la naturalezza del quotidiano, come se fossero usate e alla portata di tutti senza alcun problema, insomma normali parole usabili al posto di altre solo perch\u00e8 ti piacciono di pi\u00f9. Questo crea graziosi corto circuiti nel pubblico, tra chi si sente finalmente sottratto alla tirrania del bigino linguistico imperante e chi scopre un mondo nuovo (forse \u00e8 meglio dire vecchio), anche se poi probabilmente non sa bene cosa farci. Ma chi scrive? Che deve fare? I due scrittori citati all\u2019inizio del testo sono due scrittori che amo molto, anche come drammaturghi. La loro scrittura \u00e8 diversa, ma credo che rappresenti due vie di fuga possibili da questo problema; Scarpa scrive come uno scrittore consapevolmente colto, che sa usare come gli pare quello che conosce in merito a stili e riferimenti e che quindi si pu\u00f2 permettere ogni tipo di eccesso o spericolatezza linguistica con la serenit\u00e0 di chi ha saputo come e quando farlo ottenendo cos\u00ec splendi momenti di profondit\u00e0 e di stupore. Trevisan ha un ritmo ed un vocabolario quasi biologico, massicci e incandescenti insieme, che tolgono alle parole ogni tipo di speranza oltre a quella di rendere per un brevissimo tempo la realt\u00e0 raccontabile, accosta ad un italiano tecnico, quasi da istruzioni per l\u2019uso del mondo, un dialetto raro e umiliato nella sua provincialit\u00e0; e l\u2019ossesivit\u00e0 che ne scaturisce sembra essere il rumore del vuoto che riempie tutto e tutti,anche se avviene con grande ironia,per\u00f2. Entrambi anche come autori teatrali si mantengono fedeli a se stessi e hanno esperienza da attori, perci\u00f2 sono perfettamente consapevoli della differenza tra parola scritta e detta. Esempi possibili ?<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Improvisamente sto provando la sensazione di essere Eugenio Scalfari mentre scrive l\u2019editoriale domenicale per la Repubblica, e, con tutto il rispetto, non \u00e8 una bella sensazione, quindi tendo a terminare ,anche se mi rendo conto non abbia parlato del teatro di narrazione, altra piaga corrente al pari del HIV o della riapparsa, tubercolosi, che mette insieme paleolismo teatrale e avidit\u00e0 dei produttori, non abbia parlato della rapporto che abbiamo con l\u2019immagine e,soprattutto, di quello che l\u2019immagine ha con noi, ma tant\u2019\u00e8, ne sono sicuro ne avr\u00e0 parlato qualcun altro,probabilmente meglio di me. Mi limito a dire che forse l\u2019unico rapporto possibile con il contemporaneo \u00e8 racchiuso in una parola antica ma sempre nuova, comprensibile anche in molte forme dialettali: fregarsene. Fregarsene di capirlo troppo questo nostro tempo, perch\u00e8 \u00e8 fatto di tanti tempi gi\u00e0 visti ,perch\u00e8 presto ne seguir\u00e0 un altro, perche solo quando sar\u00e0 concluso lo riconosceremo; fregarsene di voler essere troppo come si pensa di dover essere per non apparire fuori luogo o obsoleti; ma, da esseri umani prima che da artisti, ascoltare tutto quello che esiste, vivo o morto che sia, dentro e fuori di noi, e cercare di usarlo quando qualcosa gli assomiglia, quando abbiamo bisogno di un esempio preciso per descrivere quello che accade, perch\u00e8 solo cos\u00ec si \u00e8 contemporaneamente contemporanei a tutti i presenti possibili, solo cos\u00ec ci si sente tra il passato e il futuro, il morto e il non ancora nato, che forse \u00e8 l\u2019unica verit\u00e0 del presente.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/barlettiwaas.wordpress.com\/materiali-del-centro-del-discorso\/image\/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAAdoAAAABCAYAAAB5am\/3AAAACXBIWXMAABM2AAANBQEb3xNRAAAAG0lEQVR4nGOZM6P9P8MoGAWjYBSMglEwCmgCAFMmAr82QNB1AAAAAElFTkSuQmCC\" \/><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"center\">\u201c<span lang=\"it-IT\"><b>IL CENTRO DEL DISCORSO\u201d<\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"left\">Di <i>Francesco Farina<\/i><\/p>\n<p align=\"justify\">Werner carissimo,<\/p>\n<p align=\"justify\">infine mi ritrovo ad esprimermi nella forma scritta che \u00e8 per\u00f2 forse quella a me pi\u00f9 congeniale e scelgo te come interlocutore (con un escamotage che, restando in tema, potremmo definire drammaturgico) perch\u00e9 il contenuto epistolare meglio si adatta ad una comunicazione confidenziale, quale vorrei fosse questa mia.<\/p>\n<p align=\"justify\">In fondo, ho sempre pensato che la scrittura teatrale subisse le sorti analoghe di una lettera: uno scritto concepito per un unico destinatario che, grazie alla magia della scena, trova il modo di trasformarsi in un rito collettivo.<\/p>\n<p align=\"justify\">Ed \u00e8 probabilmente proprio questo il punto di partenza, <i>il centro del discorso<\/i>.<\/p>\n<p align=\"justify\">Mi rendo conto che in un\u2019epoca come la nostra, in cui la priorit\u00e0 di raggiungere il maggior numero di destinatari possibili \u00e8 anteposta al valore intrinseco della comunicazione, il senso di una lettera possa risultare considerevolmente sminuito.<\/p>\n<p align=\"justify\">E tuttavia non ho mai pensato che il teatro possa essere considerato uno strumento di comunicazione allargata (stavo per scrivere \u201cdi massa\u201d): collettivo, certamente, ma comunque ridimensionato ad una quantit\u00e0 che pu\u00f2 essere contenuta nella panoramica di un unico sguardo.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il teatro, in definitiva, non potr\u00e0 mai avere la stessa destinazione di altri mezzi. Il che costituisce il suo limite ma anche la sua forza.<\/p>\n<p align=\"justify\">Cercare di manometterne la natura fino a costringerlo a somigliare a ci\u00f2 che non \u00e8, mi pare la pi\u00f9 diffusa delle aberrazioni contemporanee, cui pure sembrano volersi assoggettare quanti oggi del teatro continuano a fare il proprio mestiere (ma \u00e8 davvero un <i>mestiere<\/i>?).<\/p>\n<p align=\"justify\">Ieri ho sentito parlare di fabbrichette teatrali dove si assemblano spettacolini non a pianta centrale e con un massimo di cinque attori.<\/p>\n<p align=\"justify\">Che tristezza.<\/p>\n<p align=\"justify\">Mi son ritrovato ad immaginare questi prodotti inscatolati in una pratica confezione, pronti ad essere distribuiti sul mercato\u2026<\/p>\n<p align=\"justify\">Francamente, penso che <i>il centro del discorso<\/i> sia altrove. Un altrove che \u00e8 inutile cercare nelle facili illusioni degli articoli in offerta speciale, cos\u00ec spesso messi in vetrina dai cartelloni dei nostri teatri (pi\u00f9 o meno prestigiosi) nel tentativo di fare accorrere una cospicua fetta di pubblico, magari sottraendola alla torta del teatro pi\u00f9 vicino.<\/p>\n<p align=\"justify\">Giocata sulle regole del mercato, io credo, la partita \u00e8 persa in partenza. E non solo la partita del teatro, peraltro, come sta diventando sempre pi\u00f9 evidente ormai nella cultura occidentale, dove il consumismo mostra ogni giorno di pi\u00f9 la sua inadeguatezza nel soddisfare i bisogni umani.<\/p>\n<p align=\"justify\">Se c\u2019\u00e8 una strada da percorrere, non pu\u00f2 che essere quella interiore. Guardarsi dentro \u00e8 sicuramente illuminante, soprattutto quando fuori regna il caos.<\/p>\n<p align=\"justify\">E non \u00e8 certo facile dare ascolto a questo <i>altrove<\/i>, assopito e dimenticato in qualche sottoscala della nostra coscienza, strattonata e messa a tacere dal clangore del sopravvivere contemporaneo.<\/p>\n<p align=\"justify\">Ma son sicuro che \u00e8 da l\u00ec che sia necessario ripartire: non dal passato, n\u00e9 dal presente, n\u00e9 dal futuro. Perch\u00e9, in un modo che non so spiegare, il passato, il presente ed il futuro sono gi\u00e0 dentro di noi e aspettano solo di essere riconosciuti.<\/p>\n<p align=\"justify\">Insomma, caro Werner, credo che la possibile strada da percorrere sia analoga a quella di questo mio scritto che io ho destinato a te, non avendo la certezza della tua risoluzione finale di condividerlo. Ma, se lo stai facendo, hai gi\u00e0 messo in moto un meccanismo antico come il mondo che, indipendentemente dai consensi e dalle disapprovazioni, pu\u00f2 arrivare a rendere partecipi<i>gli altri<\/i> delle riflessioni di chi \u2013 in pigiama e davanti ad una tastiera \u2013 sta cercando di superare un\u2019indisposizione temporanea.<\/p>\n<p align=\"justify\">Dopotutto chi sceglie di esprimersi attraverso il teatro non lo fa in una condizione molto differente.<\/p>\n<p align=\"right\">A presto, spero.<\/p>\n<p align=\"right\">Francesco Farina<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/barlettiwaas.wordpress.com\/materiali-del-centro-del-discorso\/image\/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAAdoAAAABCAYAAAB5am\/3AAAACXBIWXMAABM2AAANBQEb3xNRAAAAG0lEQVR4nGOZM6P9P8MoGAWjYBSMglEwCmgCAFMmAr82QNB1AAAAAElFTkSuQmCC\" \/><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"center\"><b>IL PROGETTO \u201cVIETATO PARLARE DELL\u2019AURORA\u201d<\/b><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"center\"><b>PER IL KILOWATT FESTIVAL 2009,<\/b><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"center\"><b>A SANSEPOLCRO (AR)<\/b><\/p>\n<p class=\"western\"><span lang=\"it-IT\">Di <\/span><span lang=\"it-IT\"><i>Luca Ricci<\/i><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\"><i>Intervento per il seminario \u201cIl centro del discorso\u201d organizzato da Induma Teatro a Lecce presso Manifatture Knos il 6 e 7 dicembre 2008 , e per il sito <\/i><\/span><u><a href=\"http:\/\/www.ateatro.it\/\"><span lang=\"it-IT\"><i>www.ateatro.it<\/i><\/span><\/a><\/u><span lang=\"it-IT\"><i> in occasione del convegno \u201cBuone pratiche\u201d del 13 dicembre 2009 a Milano.<\/i><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Il teatro dei gruppi giovani, emergenti, indipendenti, chiamateli come volete, non sta crescendo in modo sano, secondo me. Le condizioni di produzione attuali, la difficolt\u00e0 nel piazzare date, le repliche troppo spesso proposte a incasso, che trasferiscono sulle spalle delle sole compagnie il rischio d\u2019impresa che dovrebbe essere almeno diviso con chi gestisce gli spazi, tutti questi fattori, e molti altri ancora, rendono in molti casi improprio definire \u201clavoro\u201d l\u2019impegno di tanti giovani artisti e compagnie nel teatro.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Tutto questo non accade per disonest\u00e0 di qualcuno, ma perch\u00e9 il teatro non sembra pi\u00f9 uno strumento riconosciuto e necessario alla societ\u00e0. I soldi non ci sono, si dice. Lo Stato e le Regioni non fanno abbastanza. Verissimo. Ma vogliamo dirci anche che se ci fosse pi\u00f9 pubblico avremmo meno bisogno dello Stato e, in generale, del finanziamento pubblico? E allora, secondo me, se non vogliamo arrenderci alla conclusione della nostra antistoricit\u00e0, e non dobbiamo affatto arrenderci, dobbiamo tentare esperimenti di partecipazione della societ\u00e0 alla vita e al lavoro del teatro, e pure esperimenti in cui il teatro accetta di confrontarsi di pi\u00f9 di quanto non abbia fatto sinora con la vita sociale.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">In tutti i casi, anche recentissimi, in cui il teatro ha cercato di costruire veri progetti di rapporto con la realt\u00e0 circostante, si sono visti segnali, magari piccoli, di un\u2019inversione di tendenza. \u00c8 un lavoro enorme, faticosissimo, ma che si pu\u00f2 fare. E non \u00e8 tempo sottratto al lavoro artistico perch\u00e9 anche il lavoro di andare verso il mondo \u00e8 artistico.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">A questo proposito, metto al centro del discorso due progetti del \u201cKilowatt festival\u201d, due cosiddette \u201cbuone pratiche\u201d, che sono nate con lo scopo di creare una ricaduta sulla societ\u00e0 circostante, anche per creare ulteriori necessit\u00e0 di un lavoro di questo tipo. E ne parlo non per dire: \u201cguardate noi come siamo bravi\u201d, ma perch\u00e9 questi due progetti siano discussi, anche polemicamente, se vorrete, ma soprattutto siano considerati esperimenti pilota, e quindi copiabili, riproducibili, con tutte le modificazioni e gli assestamenti del caso.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><b>La \u201cSelezione Visionari\u201d<\/b><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Il primo dei due progetti \u00e8 la \u201cSelezione Visionari\u201d che Kilowatt rilancia anche per l\u2019edizione 2009, per il terzo anno consecutivo. Se siete tra quelli che conoscono gi\u00e0 di cosa si tratta, saltate al prossimo capitolo, perch\u00e9 in quanto scrivo qui non c\u2019\u00e8 niente di nuovo. Il progetto viene confermato cos\u00ec com\u2019era.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">E cio\u00e8: ogni anno, lanciamo un bando destinato alle giovani compagnie e ai nuovi artisti del teatro e della danza contemporanea. Chiediamo loro di mandarci un dvd di massimo 20 minuti con lo scopo di selezionare 6 spettacoli da invitare in una sezione del festival Kilowatt chiamata \u201cSelezione Visionari\u201d. La scelta dei 6 lavori da ospitare non la faccio io, come direttore artistico, ma la fa un gruppo di persone che risiedono in Valtiberina Toscana, che hanno la caratteristica di essere semplici spettatori di teatro e di non essere ad alcun titolo operatori teatrali. Tra loro ci sono due commesse del supermercato, un professore dell\u2019istituto tecnico, una barista, un operaio, una studentessa di lingue straniere, due elettricisti, tre pensionati. Il gruppo \u00e8 composto da circa 15-20 persone. Questo gruppo di spettatori\u2013selezionatori si \u00e8 dato il nome de \u201cI Visionari\u201d. Da gennaio a maggio, si incontrano almeno una sera a settimana, a volte due, per visionare tutto il materiale arrivato. Discutono, a volte litigano, poi arrivano alla selezione degli spettacoli che considerano migliori. Quando in luglio le compagnie arrivano al festival per presentare dal vivo il loro spettacolo completo (e vengono regolarmente pagate, il che non \u00e8 un\u2019ovviet\u00e0 da specificare), vengono viste, oltre che dai Visionari e dal pubblico del festival, da un gruppo di operatori e critici teatrali detti \u201cI Fiancheggiatori\u201d. Tra questi, nel 2008 c\u2019erano Rodolfo Sacchettini, Valeria Ottolenghi, Franco D\u2019Ippolito, Lorenzo Donati, Graziano Graziani, Giuseppe Romanetti, Roberto Ricco, e altri. La mattina dopo la rappresentazione di ogni spettacolo c\u2019\u00e8 un incontro tra le compagnie che sono andate in scena, i Visionari e i Fiancheggiatori. Durante l\u2019incontro si commentano i lavori visti la sera prima. I Fiancheggiatori, poi, mettono per scritto un \u201cDocumento di Visione\u201d con un\u2019analisi critica su tutti e 6 gli spettacoli della \u201cSelezione Visionari\u201d. Questo documento si pu\u00f2 leggere sul sito <\/span><u><a href=\"http:\/\/www.kilowattfestival.it\/\"><span lang=\"it-IT\">www.kilowattfestival.it<\/span><\/a><\/u><span lang=\"it-IT\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Da segnalare che tutte le circa 160 compagnie che partecipano alla selezione possono richiedere la \u201cScheda di Visione\u201d compilata dai Visionari per ogni dvd che esaminano. Anche nel motivare il perch\u00e9 di un\u2019esclusione, ci sembra, serve rispetto per il lavoro delle compagnie.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Un progetto come quello dei Visionari parte dalla domanda sul perch\u00e9 il pubblico abbia perso consuetudine col teatro. E, pur nella convinzione che il teatro \u00e8 e rester\u00e0 esperienza di nicchia, risponde con la convinzione che un pubblico maggiore possa \u201cagganciarsi\u201d al teatro d\u2019innovazione contemporaneo. Quindi \u00e8 qualcosa di pi\u00f9 di una provocazione l\u2019idea di sovvertire i criteri di organizzazione del rapporto tra il sistema dello spettacolo e il pubblico. \u00c8 un\u2019idea di politica culturale.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Il rischio \u00e8 che, nel tempo, gli stessi Visionari diventino esperti, che cominciano ad adottare i criteri di un direttore artistico, che sotto la pressione delle eventuali critiche di futuri spettatori, o degli operatori, o delle compagnie escluse, finiscano per emulare il meccanismo di scelta degli esperti.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Per adesso il rischio \u00e8 lontano: I Visionari si lasciano guidare da intuizioni spesso confuse nelle argomentazioni, ma chiarissime nel loro orientamento. Gli spettacoli che scelgono sono quelli che pi\u00f9 si espongono a un rischio di relazione col pubblico.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><b>Vietato parlare dell\u2019aurora<\/b><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><b>(con saldi d\u2019inizio stagione)<\/b><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Per l\u2019edizione 2009, Kilowatt destiner\u00e0 alcuni sostegni economici alle nuove produzioni di 6 giovani compagnie, tra quelle che negli ultimi anni si sono gi\u00e0 fatte notare per la qualit\u00e0 del loro lavoro. Qui si parla del \u201cnuovo\u201d, dunque, e non pi\u00f9 del \u201cnuovissimo\u201d. Tre di queste compagnie sono gi\u00e0 state scelte, e cio\u00e8 CapoTrave, Gli Omini e Zaches (le ultime due emerse dalla Selezione Visionari del 2008). Altre tre compagnie dobbiamo ancora sceglierle. Presenteremo queste produzioni nella loro versione definitiva durante il festival 2009.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Nel frattempo, stiamo completando un censimento analitico di tutti gli spazi italiani che programmano il nuovo, e cio\u00e8 che ospitano nei loro cartelloni compagnie giovani, indipendenti, d\u2019innovazione. Sinora ne abbiamo individuati 170, tra grandi e piccoli festival, teatri comunali che ospitano specifici cartelloni dedicati al nuovo teatro e teatri nati dall\u2019impresa privata, luoghi off e alternativi, nelle grandi citt\u00e0 e nei paesi di provincia, in un territorio che va da Aosta a Gorizia, a Sassari, a Reggio Calabria. E gi\u00e0 l\u2019aver compiuto questa mappatura \u00e8 un punto di partenza importante, perch\u00e9 prima ancora che sperare che le realt\u00e0 dialoghino tra loro, bisogna che si conoscano.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Nei giorni del 29, 30 e 31 luglio 2009 inviteremo questi 170 operatori a Sansepolcro, a spese del festival Kilowatt. Lo scopo \u00e8 che questi operatori partecipino a una due giorni di lavoro dal titolo \u201cVietato parlare dell\u2019aurora\u201d e che avr\u00e0 per sottotitolo \u201cProposte concrete per il lavoro delle giovani compagnie italiane e dei teatri e festival che le programmano\u201d.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">L\u2019incontro si propone un approccio molto pratico e fattivo, con gruppi di lavoro ridotti, seguiti da incontri plenari. Tra i temi della discussione le modalit\u00e0 con cui i singoli spazi operano (o non operano) la selezione del nuovo, la questione di quanto dura \u201cil nuovo\u201d in quanto tale, la considerazione che si ha del pubblico nel predisporre una programmazione, l\u2019utilit\u00e0 o meno dei dvd, il budget stanziato da ogni teatro per la visione di spettacoli dal vivo, l\u2019importanza o meno di una rassegna stampa nell\u2019orientare una scelta, la proliferazione e la reale utilit\u00e0 di bandi, selezioni e concorsi, la questione del perch\u00e9 i festival che dovrebbero essere strumenti per la circuitazione diventano la circuitazione, il lavoro dei singoli spazi sulle residenze, i sostegni alla produzione, la questione del punto in cui finisce una co-produzione, i possibili e reale meccanismi di rete che si possono operare tra teatri e festival vicini tra loro, e altre questioni altrettanto concrete e attinenti.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Lo scopo \u00e8 una prima vera mappa del panorama di chi programma teatro indipendente in Italia e delle pratiche gi\u00e0 attivate a attivabili nel sistema teatrale nazionale per favorire concretamente il nuovo, nei fatti, dal basso, senza attendere i sostegni statali che tanto, nell\u2019immediato, non ci saranno.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Durante i due giorni di convegno, poi, presenteremo gli spettacoli delle 6 coproduzioni del festival e, speriamo, anche i primi 20 minuti dei 4 vincitori del Premio Scenario 2009 e lanceremo la provocazione dei \u201cSaldi d\u2019inizio stagione\u201d con i quali gli operatori di zone geograficamente contigue potranno mettersi d\u2019accordo tra loro e acquistare per la stagione 2009-2010 uno stesso spettacolo, tra i 10 di cui sopra (i 6 co-prodotti dal festival e i 4 di Scenario), pagandone 2 date e avendone 3. Un espediente, \u00e8 ovvio, ma concreto\u2026<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">L\u2019obiettivo \u00e8 far partire da Kilowatt un progetto pilota, che rifletta su un\u2019auto-riforma del \u201csistema teatro\u201d con una proposta realistica che riguarda s\u00ec la produzione, ma anche la post-produzione e le strutture che devono accogliere la circuitazione degli spettacoli.<\/p>\n<h1 class=\"western\" align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/barlettiwaas.wordpress.com\/materiali-del-centro-del-discorso\/image\/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAAdoAAAABCAYAAAB5am\/3AAAACXBIWXMAABM2AAANBQEb3xNRAAAAG0lEQVR4nGOZM6P9P8MoGAWjYBSMglEwCmgCAFMmAr82QNB1AAAAAElFTkSuQmCC\" \/><\/h1>\n<h1 class=\"western\" align=\"center\"><\/h1>\n<h1 class=\"western\" align=\"center\"><b>La crisi della rappresentazione<\/b><\/h1>\n<p class=\"western\"><span lang=\"it-IT\">Di <\/span><span lang=\"it-IT\"><i>Manuela Cherubini<\/i><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" lang=\"es-ES\" align=\"justify\">Cos\u2019\u00e8 la realt\u00e0?<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">\u201c<span lang=\"it-IT\">Quello che osserviamo non \u00e8 la vera natura, ma la natura soggetta al nostro metodo d\u2019indagine\u201d, dice Heisenberg. E\u2019 molto probabile che nel pensare di essere oggettivi commettiamo grossi sbagli. Essendo l\u2019Utopia qualcosa di non esistente per definizione, forse, la sua definizione risulter\u00e0 pi\u00f9 veritiera.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" lang=\"es-ES\" align=\"justify\">Uno degli elementi che pi\u00f9 mi hanno fatto comprendere la crisi della rappresentazione nel mio paese \u00e8 stata l\u2019osservazione del macroscopio Argentina, un paese dove questa crisi ha avuto un punto di deflagrazione (gli accadimenti sanguinosi del dicembre 2001, la crisi economica conseguente), di fronte al quale la confusione fra realt\u00e0 e apparenza ha raggiunto livelli parossistici. L\u2019argentino non crede alla politica, ai mezzi di comunicazione, cerca sempre di formulare un\u2019interpretazione degli accadimenti, d\u2019individuare \u201ccosa c\u2019\u00e8 sotto\u201d a ci\u00f2 che gli viene raccontato o mostrato. L\u2019Argentina \u00e8 un paese dove \u00e8 possibile ridere di un presidente che ha derubato i propri cittadini, che ha subito processi per corruzione, frode fiscale. Un tedesco s\u2019indignerebbe, chiederebbe ed otterrebbe all\u2019istante le dimissioni di un cotal rappresentante. In altri paesi capita che venga rieletto (di chi sto parlando? Di Menem?). Ed \u00e8 per questo, per esempio, che le opere di Rafael Spregelburd in alcuni paesi vengono lette come surreali, grottesche. Quando le leggo, non mi fanno mai quest\u2019effetto.<\/p>\n<p class=\"western\" lang=\"es-ES\" align=\"justify\">Il teatro, come dice Mauricio Kartum, drammaturgo argentino anche lui, ma anche Guillermo Calderon, drammaturgo e regista cileno, non \u00e8 poi qualcosa d\u2019importante, ma ne parliamo perch\u00e9 lo facciamo. Quindi. Il sistema di rappresentazione teatrale, di fronte a questo spettatore incapace di credere pi\u00f9, come si pone?<\/p>\n<p class=\"western\" lang=\"es-ES\" align=\"justify\">Si pu\u00f2 operare la tematizzazione, la denuncia, la rappresentazione diretta della crisi, della menzogna, della costruzione del reale: un meccanismo di dimostrazione di verit\u00e0 a priori. Oppure si pu\u00f2 optare per una fedelt\u00e0 assoluta al procedimento creativo, piuttosto che all\u2019argomento, la messa in moto di un meccanismo ludico, che, nel migliore dei casi, pu\u00f2 fornire verit\u00e0 a posteriori.<\/p>\n<p class=\"western\" lang=\"es-ES\" align=\"justify\">In dei paesi dove la crisi della rappresentazione \u00e8 cos\u00ec profonda, la seconda opzione ha, non dico la capacit\u00e0 di cambiare la realt\u00e0 (ripeto: il tearo \u00e8 qualcosa di molto poco importante), ma quella di creare uno scambio poroso con il pubblico, un dialogo che non esclude coloro che non siano daccordo con le verit\u00e0 a priori: una maggiore incisivit\u00e0 nella messa in moto del pensiero critico.<\/p>\n<p class=\"western\" lang=\"es-ES\" align=\"justify\">Un giorno, durante una lezione, Jos\u00e9 Sanchis Sinisterra ci raccont\u00f2 di quando, durante il franchismo, con il suo gruppo, faceva teatro politico che lui stesso definisce \u201cdiretto\u201d, denunciando tutto ci\u00f2 che la dittatura voleva mantenere nel silenzio. Diceva di sentirsi convinto, allora, che il pubblico, uscito da queste rappresentazioni, avrebbe strappato le effigi della dittatura e sollevato la rivoluzione. Ci\u00f2 non \u00e8 mai accaduto. Nessuno di quegli spettacoli, come di tanti altri, \u00e8 riuscito mai a far riflettere qualcuno che la pensasse in modo diverso, a svegliare i tanti che preferivano ignorare. Era piuttosto un teatro di consolazione, di sostegno morale per coloro che si ostinavano a resistere. Sinisterra ci disse che, quando se ne rese conto, cambi\u00f2 radicalmente il suo modo di fare e riflettere sul teatro, di cui \u00e8 parte anche lo spettatore. Il teatro doveva essere fedele a s\u00e9 stesso ed in questo modo creare un dialogo con il suo spettatore ideale.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span lang=\"es-ES\">Molti uomini di teatro in Spagna e Sudamerica hanno fatto tesoro della sua riflessione e cercano di costruire un teatro che incida sulla realt\u00e0, servendosi della sua dichiarata menzogna. Attraverso l\u2019\u201cespansione del verosimile\u201d (Spregelburd) questo teatro \u00e8 in grado di attivare i nostri sensori di fronte alla presunta coerenza della realt\u00e0, investendo la <\/span><span lang=\"es-ES\"><i>fcition<\/i><\/span><span lang=\"es-ES\"> di una funzione politica.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/barlettiwaas.wordpress.com\/materiali-del-centro-del-discorso\/image\/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAAdoAAAABCAYAAAB5am\/3AAAACXBIWXMAABM2AAANBQEb3xNRAAAAG0lEQVR4nGOZM6P9P8MoGAWjYBSMglEwCmgCAFMmAr82QNB1AAAAAElFTkSuQmCC\" \/><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"center\">\u201c<span lang=\"it-IT\"><b>IL CENTRO DEL DISCORSO\u201d<\/b><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Di<\/span><span lang=\"it-IT\"><i> Maria Luisa Mastrogiovanni<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\"> -giornalista-direttora \u201cIl Tacco d\u2019Italia\u201d<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Leggo: \u201cL\u2019utopia che ci guida \u00e8 di restituire al teatro, attraverso la creazione e la rappresentazione di buoni testi, un ruolo sociale, di farlo sentire come necessario non solo per gli artisti ma per la comunit\u00e0 in cui esso agisce. Se \u00e8 vero che il teatro ha bisogno della comunit\u00e0 per esistere, \u00e8 altrettanto vero che la comunit\u00e0, la societ\u00e0 hanno oggi pi\u00f9 che mai bisogno del teatro nella sua pi\u00f9 antica e nobile funzione: quella di luogo ove riconoscersi in quanto tali, ove ritrovare di nuovo il senso dell\u2019idea stessa di \u201ccomunit\u00e0\u201d. Questa era infatti il ruolo del teatro alle sue origini, ai tempi della tragedia greca\u201d.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Che cosa significa essere al centro del discorso e che cosa deve essere al centro del discorso? E chi mettere, al centro del discorso? E come motivare tale scelta e a chi motivarla? Infine come arrivarci, al centro del discorso?<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">La mia professione \u00e8 fare domande.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Tra il blob informe delle informazioni, per lavoro cerco di mettervi ordine, di trovare un filo, soprattutto cerco di mettere in relazione ci\u00f2 che apparentemente non lo \u00e8.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Da questo cortocircuito, quest\u2019attrito, spesso nasce la notizia.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Poich\u00e9 la notizia non \u00e8 mia, \u00e8 del lettore (non a caso si dice \u201cdare\u201d una notizia. Forse si dovrebbe dire \u201crestituire\u201d, pensando che tutte le notizie non date siano un furto, una sottrazione di qualcosa di dovuto), e poich\u00e9 non essendo mia devo \u201crestituirla\u201d, appena mi imbatto in essa, spesso do notizie che il lettore forse non vorrebbe leggere. Il mio giornalismo ha un \u201cruolo sociale\u201d che, appena interpretato viene gi\u00e0 ripudiato dal suo stesso mandante e beneficiario, il lettore.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Quindi interpreto un ruolo tragico, in senso greco.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Ma la scelta \u00e8 stata fatta da me a monte: avendo scelto di fare giornalismo d\u2019inchiesta ho deciso, a monte, che mi sarei fatta guidare dalle notizie, e che mai sarebbe successo il contrario, cio\u00e8 guidare, manipolare le notizie.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Che cosa ha a che vedere questo con il \u201ccentro del discorso\u201d? Che cosa, con il teatro?<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Sono un interprete della realt\u00e0, come un attore. Cerco la verosimiglianza, non la verit\u00e0, perch\u00e9, essendo un interprete, so che la verit\u00e0 non esiste, scompare nel momento in cui viene interpretata.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Torno alle mie domande: se un interprete vuole che il suo pezzo abbia un \u201cruolo sociale\u201d, che cosa deve guidarlo nella scelta di che cosa interpretare?<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Per me, interprete di notizie derivate da aggregati di notizie, scrivere ha senso solo se ho trovato il senso, la relazione tra pi\u00f9 pezzetti di verit\u00e0. Scrivo nel momento in cui la ricerca \u00e8 finita e appena riconosco in quella relazione la verosimiglianza. Appena comincio a scrivere va in scena la tragicit\u00e0 del mio ruolo. Sono costretta a scrivere cose che non vorrei, perch\u00e9 \u00e8 la notizia ad imporsi.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">E\u2019 necessario perci\u00f2 eliminare qualunque impedimento che si frapponga fra me, la notizia, il lettore. Per me questo significa essere completamente libera da vincoli economici derivanti dalla pubblicit\u00e0, soprattutto quella politica.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Ma se \u00e8 il re a finanziare i teatri, come si fa a rappresentare qualcosa di sgradito al re?<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Se \u00e8 il re a finanziare i teatri, la scelta di che cosa rappresentare non sar\u00e0 condizionata a monte?<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Se so che la \u201cfinzione\u201d del teatro non mi sta svelando la verit\u00e0 della realt\u00e0, ma mi sta allontanando da essa, mi sta dando una \u201cnotizia manipolata\u201d, come faccio a riconoscerne il \u201cruolo sociale\u201d?<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Il centro del discorso sul ruolo sociale del teatro credo che oggi debba partire dal coraggio della verosimiglianza. Credo che la verosimiglianza debba essere al centro del discorso.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/barlettiwaas.wordpress.com\/materiali-del-centro-del-discorso\/image\/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAAdoAAAABCAYAAAB5am\/3AAAACXBIWXMAABM2AAANBQEb3xNRAAAAG0lEQVR4nGOZM6P9P8MoGAWjYBSMglEwCmgCAFMmAr82QNB1AAAAAElFTkSuQmCC\" \/><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"center\"><b>INCONTRO SULLA DRAMMATURGIA ITALIANA<\/b><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"center\">\u201c<span lang=\"it-IT\"><b>IL CENTRO DEL DISCORSO\u201d<\/b><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Di<\/span><span lang=\"it-IT\"><i> Massimiliano Civica<\/i><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Cari Amici,<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">comincio con una confessione di impotenza: non sono in grado di ragionare su questioni quali \u201c\u00e8 necessaria la Drammaturgia? Esiste una Drammaturgia contemporanea? Che cos\u2019\u00e8 la Drammaturgia?\u201d o similari. Mi accontento di dire che esiste qualcosa che chiamiamo \u201cDrammaturgia\u201d, che sappiamo intuitivamente cos\u2019\u00e8, e che, in qualche modo, ne riconosciamo la necessit\u00e0 e l\u2019importanza. Fine.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Vista la mia pochezza sull\u2019Impianto Teorico Generale spero di recuperare un po\u2019 di credibilit\u00e0 con poche osservazioni di carattere pragmatico ed artigianale. Le elenco sinteticamente in due punti:<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">1) Credo che per scrivere del buon teatro l\u2019autore debba conoscere e frequentare gli attori per cui va a scrivere un testo, lo spazio in cui verr\u00e0 recitato, e, almeno un po\u2019, la comunit\u00e0 del pubblico davanti a cui verr\u00e0 messo in scena. Il circuito autore-attori-spazio-pubblico (nel reciproco rispecchiarsi ed influenzarsi degli elementi in gioco) \u00e8 alla base di tutte le grandi drammaturgie della storia: teatro greco, teatro elisabettiano, teatro naturalistico ecc.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Mi riesce difficile credere che uno scrittore, nella presunta onnipotenza creativa della sua solitudine \u2013 senza essere costretto a scrivere su\/per degli attori, uno spazio ed un pubblico \u2013 sia in grado di produrre un buon copione.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Forse non c\u2019\u00e8 molta buona drammaturgia contemporanea perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 una comunit\u00e0 del pubblico riconoscibile (all\u2019autore manca quindi il bersaglio) e perch\u00e9 l\u2019autore non sa chi interpreter\u00e0 i suoi testi (gli manca una parte della sua \u201cmateria\u201d).<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Alcuni dei migliori copioni prodotti ultimamente sono di attori che si scrivono i propri spettacoli \u201ca solo\u201d: riunendo in un\u2019unica persona la funzione di autore ed attore forse riescono ad ottimizzare le potenzialit\u00e0 della scrittura teatrale.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">2) Il Teatro inizia l\u00e0 dove finiscono l\u2019epica, il racconto e le storie. La scrittura teatrale non ha nulla a che fare con la letteratura, la poesia o la filosofia (solo i geni fuori misura modello Shakespeare riescono a fare teatro nonostante la loro forza poetica e letteraria). Il testo teatrale \u00e8 un copione, un materiale incompleto e parziale che viene inverato solo nella presenza carnale dell\u2019attore sulla scena. Mi concedo un esempio stupido: la scrittura musicale \u00e8 molto pi\u00f9 definita, precisa e vincolante della scrittura scenica, ma nessuno di noi si accontenterebbe di leggere uno spartito musicale, tutti lo vogliamo sentire eseguito dai musicisti: perch\u00e9 a Teatro non dovrebbe essere lo stesso? Un testo teatrale non messo in scena \u00e8 come una partitura musicale che rimane sulla carta.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">La scrittura teatrale si dipana per azioni, non dovrebbe contenere nessun commento, spiegazione o riflessione indiretta. L\u2019attore ha bisogno non di belle parole o bei contenuti, ma di una serie di azioni (quindi di volont\u00e0 e desideri) che guidino il suo stare in scena. Un buon scrittore \u00e8 sovente un pessimo drammaturgo. Ci sono delle competenze, delle specificit\u00e0 dell\u2019arte della drammaturgia che troppo spesso vengono misconosciute. Il discorso sarebbe troppo lungo e pedante da svolgere per scritto, voglio solo ricordare un paio di esempi. I contenuti dei testi di Shakespeare ed Eschilo sono in gran parte determinati ed influenzati dall\u2019edificio scenico e dalle convenzioni teatrali imperanti nei loro tempi: la tecnica degli ingressi e delle uscite di scena, lo spazio vuoto del palco, il numero prefissato di attori da utilizzare, temi spesso svolti su commissione sono i parametri strutturanti di una scrittura figlia della scena, che oggi passa invece per il parto creativo di menti poetiche che agiscono in una assoluta libert\u00e0 irrelata.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Becket scriveva i suoi testi in francese, lingua che non conosceva bene, perch\u00e9 cos\u00ec era costretto ad una scrittura essenziale, banale e basata sulla formula soggetto-verbo-complemento oggetto: la formula dell\u2019azione teatrale.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Spero di aver fornito qualche utile spunto di riflessione e mi scuso per l\u2019apoditticit\u00e0 e la parzialit\u00e0 che uno scritto breve come questo pu\u00f2 avere.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/barlettiwaas.wordpress.com\/materiali-del-centro-del-discorso\/image\/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAAdoAAAABCAYAAAB5am\/3AAAACXBIWXMAABM2AAANBQEb3xNRAAAAG0lEQVR4nGOZM6P9P8MoGAWjYBSMglEwCmgCAFMmAr82QNB1AAAAAElFTkSuQmCC\" \/><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"center\"><b>NOTE \u2013 MOLTO SOMMARIE E ARBITRARIE \u2013 A MARGINE DELL\u2019INCONTRO SULLA DRAMMATURGIA ITALIANA<\/b><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"center\">\u201c<span lang=\"it-IT\"><b>IL CENTRO DEL DISCORSO\u201d<\/b><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Di<\/span><span lang=\"it-IT\"><i> Nicola Viesti<\/i><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Il teatro italiano non ha bisogno di pi\u00f9 drammaturghi. Quelli in circolazione sono ormai legione \u2013 ne fa fede anche il numero esorbitante di partecipanti ad ogni premio di drammaturgia \u2013 e quindi il problema non riguarda la produzione di una scrittura scenica ma piuttosto una sua maggiore qualit\u00e0 e la possibilit\u00e0 che essa possa acquisire adeguata visibilit\u00e0 in produzioni di notevole impegno ad opera dei grandi teatri. Il vero problema \u00e8 dunque quello di una scarsa attenzione verso gli autori di oggi \u2013 la necessit\u00e0 di tematiche che rispecchino la contemporaneit\u00e0 \u00e8 solo da considerarsi in seconda battuta \u2013 preferendo i teatri cosiddetti di tradizione quasi sempre il solito ed ormai noioso ricorso ai \u201csempreverdi\u201d nell\u2019illusione che Shakespeare o Pirandello costituiscano garanzia di successo. Inoltre il teatro italiano \u00e8 da decenni un teatro di regia che preferibilmente esercita la propria creativit\u00e0 rileggendo i classici; l\u2019abbordare un nuovo testo e, soprattutto, confrontarsi con un nuovo scrittore vivo, vegeto, pensante e, soprattutto, in vena di dire la sua viene \u2013 erroneamente \u2013 ritenuta una pratica che pu\u00f2 sminuire la supremazia del regista. Si \u00e8 cos\u00ec creato un parallelismo tra il rifiuto di una drammaturgia contemporanea e l\u2019indubitabile \u201cvecchiaia\u201d del pubblico ( Goldoni, Shakespeare o Pirandello hanno, tra l\u2019altro, il vantaggio di essere conosciuti nelle trame e negli intrecci permettendo un sereno appisolarsi di spettatori che al risveglio non hanno difficolt\u00e0 a riagganciarsi a ci\u00f2 che avviene in scena ); la scelta di testi nuovi porterebbe probabilmente ad un necessario ricambio generazionale, problema che esiste ed \u00e8 di una certa gravit\u00e0. Salta agli occhi di tutti che nelle nostre sale, soprattutto di tradizione, l\u2019et\u00e0 media di chi le affolla \u00e8 parecchio alta e non ci vuole molto a preconizzare che tra qualche anno andranno praticamente deserte. Certo non possono essere solo i nuovi autori a portare i giovani ad interessarsi del teatro ma un piccolo aiuto probabilmente possono sicuramente darlo. Bisognerebbe dunque concorrere ad affermare nuovi classici contemporanei cercando con oculatezza di sperimentare nuovi percorsi. Bisognerebbe chiamare in causa la critica ( ormai ignorata dai tradizionali mezzi di comunicazione deve rivedere il proprio ruolo accettando soprattutto di comunicare tramite internet e, mettendosi in gioco, abbandonare un pensiero esercitato su prodotti artistici finiti preferendo essere punto di riferimento in senso lato per artisti e produttori ); i grandi teatri ( assoluta disponibilit\u00e0 produttiva verso il nuovo simile a quella mostrata dagli stabili di innovazione e dalla realt\u00e0 pi\u00f9 piccole ); gli artisti ( meno pregiudizi, pi\u00f9 ricerca e rischio ); il pubblico ( meno disimpegno e pi\u00f9 partecipazione ). Delle istituzioni \u2013 sempre meno disponibili ad investire e sempre pi\u00f9 ignoranti \u2013 \u00e8 giunto il momento di farne gradatamente a meno e per quanto riguarda i tradizionali mezzi di comunicazione \u2013 ad eccezione, lo ripetiamo, di internet le cui possibilit\u00e0 andrebbero sfruttate al massimo \u2013 \u00e8 indubitabile riscontrare come siano, in maniera sconfortante, appiattiti sul pi\u00f9 vieto modello televisivo ( un\u2019ovviet\u00e0 purtroppo reale ).<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Negli ultimi tempi cresce l\u2019interesse e l\u2019attenzione per una parola contemporanea ma, di solito, questa parola la si cerca altrove, quella di scrittori stranieri di una qualche notoriet\u00e0 che \u2013 chiss\u00e0 perch\u00e9 \u2013 sembrano migliori dei nostri e quindi meritevoli di essere proposti al pubblico. Analogamente \u00e8 all\u2019estero che la drammaturgia italiana consegue i giusti riconoscimenti : una drammaturgia che spesso passa non necessariamente dalla parola ma dai corpi o si affida ad una parola elaborata tenendo presente i linguaggi locali, composizioni apparentemente \u201cdialettali\u201c ma in realt\u00e0 estremamente elaborate che riescono a produrre un tipico miracolo del teatro cio\u00e8 quello di partire dal particolare per giungere all\u2019universale, opere fortemente marchiate dall\u2019humus \u201cregionale\u201d di appartenenza che riescono sorprendentemente a parlare al mondo. Questo della \u201cscrittura regionalizzata\u201d \u00e8 un fenomeno molto interessante che svela autori grandissimi impegnati non solo sull\u2019equilibrio ritmico della rappresentazione, sulla sapienza compositiva ma che si immergono in un lavoro di ricerca che rivela uno studio profondo delle origini e della tradizioni. Una pratica che lungi dall\u2019essere \u201carcheologica\u201d \u00e8 squisitamente artistica e i cui risultati diventano specchio del moderno e delle sue contraddizioni e lacerazioni.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Gli scarni testi di Emma Dante in un palermitano non sempre ostico esigono la presenza di corpi a loro volta forniti di una propria capacit\u00e0 di comunicare. La messa in scena si sviluppa per contrasti che possono scatenarsi da un testo \u201cdigerito\u201d dagli interpreti che se ne fanno \u201ctestimoni\u201d. Il teatro cos\u00ec reclama una drammaturgia che va oltre la letteratura e che deve fare i conti con un dato rituale molto forte non necessariamente legato all\u2019immediata comprensione delle parole ma che trae linfa soprattutto dal loro suono. L\u2019opera scritta \u2013 nella sua accezione letteraria \u2013 ha una sua forza autonoma che la rappresentazione amplifica incuneandola nella carne e nella voce degli interpreti. Insomma un testo che letto pu\u00f2 parlare alla ragione ed al cuore ma rappresentato deve colpire ai visceri . Clamoroso il caso di Mimmo Borrelli , giovane drammaturgo campano che con i suoi lavori \u2013 \u2018Nzularchia e \u2018A sciaveca \u2013 si impone come figura di autore puro lasciando libert\u00e0 di interpretazione al regista. Il napoletano \u00e8 una lingua a tutti gli effetti e Borrelli ne penetra le profondit\u00e0 e crea straordinari esempi di drammaturgia complessa. Infatti utilizza l\u2019antico dialetto flegreo ma a volte lo imbastardisce con l\u2019invenzione di nuove parole o lo contamina in vario modo: un po\u2019 sull\u2019esempio della scrittura di un altro grandissimo autore come Enzo Moscato ( e a proposito di Moscato che ormai scrive solo per s\u00e9 stesso perch\u00e9 ancora a nessuno \u00e8 venuto in mente di riprendere i suoi formidabili primi drammi?). Il risultato \u00e8 un impasto testuale che sfiora letteralmente l\u2019incomprensibilit\u00e0 ma di cui per misteriosa alchimia \u2013 ancora propria della scena \u2013 lo spettatore coglie appieno la forza e la straordinariet\u00e0, avvinto letteralmente da una fascinazione assoluta. Merito anche delle messe in scena ad opera di due registi come Cerciello e Iodice che hanno saputo rendere in pieno lo spirito magico e la \u201cbellezza\u201d dei testi.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Tantissimi sono gli autori che scrivono, interpretano e dirigono i propri testi creando anche delle proprie compagnie. E\u2019 un fenomeno molto diffuso che spesso \u2013 non esclusivamente \u2013 si identifica in uno stile narrativo. Importante \u2013 ormai storicizzato e caso quasi unico \u2013 il gruppo di potenti drammi composti da Annibale Ruccello in un napoletano per certi versi \u201ccorrente\u201d ma non per questo meno coinvolgente ed affascinante. Oggi, dopo la scomparsa dell\u2019autore, vero classico moderno capace di attirare interesse ed attenzione da parte di molteplici artisti e da parte del pubblico. Non solo dialetti per\u00f2 in palcoscenico ma anche testi in italiano come, ad esempio, quelli di Fausto Paravidino che riscuote curiosit\u00e0 internazionale e del giovane Stefano Massini che compone e spesso dirige opere di solida fattura pari all\u2019impegno delle tematiche messe in campo. E all\u2019elenco \u2013 assolutamente sommario e arbitrario che volutamente ignora, tra gli altri, i partecipanti al convegno \u2013 aggiungerei la discussa coppia Ricci&amp;Forte, camaleontica e mutante che dalla freddezza \u2013 contenente per\u00f2 il fuoco di segreti nascosti \u2013 di una scrittura quasi nordica sta approdando ad un linguaggio ispirato al Gadda che mescola gergo dialettale a impeti lirici. Una drammaturgia molto costruita, attenta alle mode, immersa nel contemporaneo e scaltra nelle citazioni, emotivamente forte ma pure artefatta, che \u00e8 un po\u2019 lo specchio dei tempi che viviamo.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/barlettiwaas.wordpress.com\/materiali-del-centro-del-discorso\/image\/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAAdoAAAABCAYAAAB5am\/3AAAACXBIWXMAABM2AAANBQEb3xNRAAAAG0lEQVR4nGOZM6P9P8MoGAWjYBSMglEwCmgCAFMmAr82QNB1AAAAAElFTkSuQmCC\" \/><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"center\">\u201c<span lang=\"it-IT\"><b>IL CENTRO DEL DISCORSO\u201d<\/b><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Di<\/span><span lang=\"it-IT\"><i> Paolo Musio<\/i><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Dico quello che \u00e8 necessario per me. Partire dal silenzio, il silenzio \u00e8 per me al centro del discorso. Lo ascolto immerso come sono nel frastuono. A volte \u00e8 un silenzio vuoto e disperante. Altre volte \u00e8 carico di vita cio\u00e8 di infinite possibilit\u00e0. Un luogo cui tornare, cui torner\u00f2. Silenzio prima e dopo le parole, tra e dentro le parole. Se mi ci metto lo trovo ovunque e lui mi trova ovunque. Gli faccio posto nel respiro, nel cranio, certo nell\u2019orecchio. Lo accolgo: un cavallo di Troia da cui saltano fuori dapprima ogni genere di inganni, idee soprattutto e frasi spesso tutte ricoperte, caramellate di luoghi comuni e banalit\u00e0. Cerco un varco e a tentoni mi sposto in una stanza pi\u00f9 interna del silenzio. L\u00e0 le idee non contano e non conta la storia e la Storia sembra un film muto e ogni evento si offre allo sguardo nel suo affiorare, svolgersi e finire. Eventi come una foglia che cade. Da questa stanza sono attratto in una ancora pi\u00f9 interna, quella in cui il silenzio sembra vincere. Se vado l\u00e0 dovr\u00f2 davvero lottare per strappare al silenzio le parole. Agonizzare nel silenzio. La lotta \u2013 agonia genera il movimento cieco che a sua volta origina le immagini ecc. fino alle parole, parole schiuma, parole specchi, parole vento, parole sacco, parole frecce, parole acqua, parole gas, parole muffa, parole mosca, parole cenere, parole luce, parole gong, parole ghiaccio, parole merda, parole scimmia, parole virus, parole stelle, parole incubo, parole seme, parole tram, parole fischio, parole palo, parole buco, parole osso, parole fuoco, parole fondo, parole vino, parole ombra, parole sangue, ecc. La qualit\u00e0 del silenzio da cui parte la scrittura credo che sia pi\u00f9 alta quanto pi\u00f9 forte \u00e8 la necessit\u00e0 di rompere il silenzio con parole, gesti ed azioni meditate con cura nell\u2019ombra, come seguendo un piano criminale. Il silenzio che precede l\u2019agguato, quello che segue quando la parola giace ormai scritta come \u201cmorto orale\u201d. Scrivo per la memoria della lotta, per ricordare la vita vissuta lottando col silenzio mentre scrivo. Rileggo e le parole stanno come soldati morti in strane posizioni, caduti in atto di portare il colpo, pararlo o fuggire, il nemico la morte, e io mi aggiro tra le parole come un sopravvissuto dopo una battaglia di cui sono responsabile. Ci vuole responsabilit\u00e0 e senso del ridicolo e sensibilit\u00e0 ecologica nello scrivere. Scrivere senza responsabilit\u00e0 devasta l\u2019ambiente e porta parole morte per sempre come rifiuti tossici. Scrivere in modo responsabile allineando cadaveri di senso significa credere la strage necessaria, compiuta per una causa, altrimenti perch\u00e9 bloccare per sempre un flusso ininterrotto di emozioni immagini in frasi? Ci parliamo all\u2019orecchio, gridiamo, gesticoliamo, facciamo la faccia feroce e quella di chi la sa lunga, ci mettiamo in posa e quando scattano la foto siamo sempre ad occhi chiusi, anche quando ce l\u2019abbiamo messa tutta per tenerli aperti. Tutta questa attivit\u00e0, i convegni, tutta questa energia contro il silenzio perch\u00e9? Quale territorio vogliamo conquistare se non il nostro presente, per condividerne con i nostri contemporanei l\u2019inafferrabile estensione? Questo il centro del discorso della responsabilit\u00e0 di scrivere vibrando colpi al silenzio nel presente. Le tracce della lotta nelle parole, matrici di un sempre nuovo presente. Poi ognuno scrive quello che gli pare. Sono a Torino, fuori nevica. Ogni volta che nevica, fuori c\u2019\u00e8 un bambino che vede la neve per la prima volta. Ciao.<\/p>\n<p class=\"western\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/barlettiwaas.wordpress.com\/materiali-del-centro-del-discorso\/image\/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAAdoAAAABCAYAAAB5am\/3AAAACXBIWXMAABM2AAANBQEb3xNRAAAAG0lEQVR4nGOZM6P9P8MoGAWjYBSMglEwCmgCAFMmAr82QNB1AAAAAElFTkSuQmCC\" \/><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"center\"><b>Il testo ed il contesto<\/b><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"center\"><b>Lo specifico \u201cTeatro per Ragazzi\u201d<\/b><\/p>\n<p class=\"western\"><span lang=\"it-IT\">Di <\/span><span lang=\"it-IT\"><i>Pietro Minniti<\/i><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Il teatro per ragazzi \u00e8 un settore di sperimentazione specifica nell\u2019ampia e differenziata pratica del teatro di ricerca italiano. Ci\u00f2 che caratterizza il teatro per ragazzi \u00e8 l\u2019aver individuato nell\u2019infanzia il suo particolare pubblico di riferimento e averlo poi allargato alla nozione pi\u00f9 ampia di <\/span><span lang=\"it-IT\"><i>giovent\u00f9<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\"> (ecco perch\u00e9 \u201cteatro per ragazzi\u201d, pi\u00f9 raramente \u201cteatro per le nuove generazioni\u201d, e mai \u201cteatro per bambini\u201d), decidendo di interloquire con una platea \u201cliquida\u201d per eccellenza, sempre cio\u00e8 rapidamente rinnovantesi e sempre naturalmente vocata all\u2019innovazione: \u201cteatro di ricerca per ragazzi\u201d, dunque.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">L\u2019attenzione al pubblico giovane ha comportato l\u2019adozione diffusa di un linguaggio, di una lingua e di uno stile del tutto inediti in precedenza, pur nelle differenti poetiche dei singoli artisti. Comune \u00e8 l\u2019enfasi sulla componente non verbale della comunicazione, il pi\u00f9 delle volte a discapito di una drammaturgia in senso proprio, poco attenta cio\u00e8 all\u2019intreccio e pi\u00f9 aperta verso una narrativit\u00e0 asintattica: la storia, anche quando esistente, non pu\u00f2 seguire la logica lineare propria dell\u2019adulto, n\u00e9 si affida semplicemente alla parola.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Nel teatro di ricerca puro il rifiuto della consequenzialit\u00e0 discorsiva vuole esprimere innanzitutto la presa di distanza, spesso opponente e tutta genuinamente politica, nei confronti della comunicazione teatrale \u201cclassica\u201d percepita come stereotipata e vuota di contenuto genuino. Nello specifico del teatro di ricerca per ragazzi quel rifiuto \u00e8 semplicemente e strettamente motivato dall\u2019esigenza puramente dialogica di mantenere il contatto con un destinatario che si riconosce dotato di competenza di analisi e di pensiero caratteristici: tale metodo diventava storicamente provocatorio solo nell\u2019effetto di un\u2019indubbia rottura con la tradizione.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Dico \u201cesigenza di mantenere il contatto\u201d non solo perch\u00e9 faccio riferimento alla relativamente breve capacit\u00e0 attentiva propria del piccolo spettatore, in grado di condizionare la durata degli allestimenti, la velocit\u00e0 del montaggio fra le scene e la spettacolarit\u00e0 di alcune scelte registiche, volte proprio a stimolare, conquistare, mantenere e riacquistare l\u2019attenzione dell\u2019ascoltatore. Mi riferisco soprattutto al lavoro di studio, ricerca e analisi contenutistica e metodologica assai frequentemente condotto dagli operatori del teatro per ragazzi con gruppi di fanciulli prima dell\u2019avvio dell\u2019allestimento effettivo. Quando il periodo di prove \u00e8 preceduto dall\u2019attivit\u00e0 di laboratorio con i bambini, sono proprio i futuri spettatori a suggerire, proporre, predeterminare il testo. O meglio a fornire i materiali sui quali si eserciter\u00e0 l\u2019elaborazione drammaturgica del teatrante adulto. \u00c8 quella che Mafra Gagliardi chiama \u201cvocazione antropologica del teatro per ragazzi\u201d: il desiderio di soddisfare i bisogni profondi e diffusi di comunicazione, conoscenza, gioco e socialit\u00e0 di un <\/span><span lang=\"it-IT\"><i>popolo bambino<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\">, sentito come parte integrante della societ\u00e0.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Ma in che cosa consiste il \u201ctesto\u201d specifico del teatro per ragazzi?<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Riconosciuto il primato dei sistemi non verbali nella comunicazione umana ed infantile in particolare, il teatro per ragazzi ha ricercato una scrittura che fosse radicalmente <\/span><span lang=\"it-IT\"><i>drammaturgica<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\">. Essa, infatti, non vuole limitarsi ad <\/span><span lang=\"it-IT\"><i>in-scrivere<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\"> su una qualche scena una qualche azione (<\/span><span lang=\"it-IT\"><i>dramma<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\">, appunto), ma deve saper esaltare nel suo diventare lingua, quanto di alternativo alla parola pu\u00f2 offrire la relazione teatrale: il centro del discorso \u00e8 per il teatro per ragazzi ogni aspetto <\/span><span lang=\"it-IT\"><i>altro<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\"> della comunicazione artistica e pi\u00f9 ampiamente umana.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Il teatro per ragazzi si \u00e8 inventato proprio inventando un suo proprio linguaggio, che sin dalle origini non poteva che essere diverso da ogni stereotipo esistente, l\u2019ha esaltato, lo ha esemplificato, inizialmente in maniera antagonistica non solo ad un certo teatro per l\u2019infanzia di vecchio stampo, ma soprattutto ad una certa idea di educazione e di didattica per l\u2019infanzia. Cos\u00ec l\u2019utopia di una specularit\u00e0 vera con la sala ha esaltato la dimensione ludica della teatralit\u00e0, permettendo al linguaggio del teatro di diventare quanto mai ibrido e composito. In funzione propriamente narrativa, quindi pienamente drammaturgica, ecco l\u2019utilizzo sempre innovativo dello spazio scenico, delle luci, dei suoni, dei silenzi, dei costumi e di ogni altro elemento di cui sia possibile esaltare la natura di segno apportatore di informazioni essenziali all\u2019interno della narrazione spettacolare. Per non parlare della con-fusione all\u2019interno di una stessa rappresentazione di generi espressivi e forme artistiche differenti, anche intername al teatro: lavoro d\u2019attore, narrazione, acrobatica, commedia dell\u2019arte, danza, ecc. Il tutto senza evidente soluzione di continuit\u00e0 con il teatro di ricerca pura.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Pi\u00f9 di quanto accada altrove, il testo del teatro per ragazzi non \u00e8 mai solo nella parola, anzi quando questa \u00e8 presente nella scrittura della scena, essa \u00e8 forse l\u2019elemento meno significativo e meno capace di comunicare il <\/span><span lang=\"it-IT\"><i>fatto teatrale<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\"> e la storia della sua composizione. La drammaturgia del teatro per ragazzi risulta essenzialmente una scrittura di corpi, gesti, suoni, silenzi, colori ecc.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Naturalmente questo non ha impedito che alcuni artisti si indirizzassero verso una sperimentazione ardita che, come in un mondo alla rovescia, si \u00e8 caratterizzata per la predominanza del testo parlato nella messinscena. Ma si tratta comunque di casi che si possono definire isolati e perci\u00f2 spesso molto interessanti.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Di cosa ha parlato e parla il teatro per ragazzi?<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Del suo pubblico, naturalmente. Proprio nel rispetto di quella specularit\u00e0 tra platea e palco che caratterizza il rapporto tra l\u2019artista ed il suo interlocutore, nel teatro come in ogni altro linguaggio creativo, il teatro per i ragazzi non pu\u00f2 che raccontare l\u2019universo infantile, il suo immaginario e la sua realt\u00e0. Tavoli di lavoro per elezione sono le fiabe e le favole di ogni tempo e luogo: trasposte, interpretate, riscritte, re-inventate. Simile sorte tocca alle opere letterarie per l\u2019infanzia, ma molto abbondanti sono gli spettacoli aventi un soggetto originale: il mondo interiore del bambino, l\u2019identit\u00e0 di genere, l\u2019amicizia. Talvolta il tema si tinge di impegno sociale: il rapporto col territorio, il rispetto per l\u2019ambiente, il rapporto con la famiglia, le diversit\u00e0 culturali. O tenta coraggiosamente di portare al pubblico infantile informazioni o suggestioni ispirate a fatti di cronaca o argomenti di attualit\u00e0.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Nel rivolgersi al pubblico dei piccoli il teatro per ragazzi, cos\u00ec come ha voluto delinearsi sin dalle sue origini, ha assunto tipicamente un atteggiamento improntato alla dialettica ed all\u2019argomentativit\u00e0, un orientamento non conformistico, provocatoriamente lontano da qualsivoglia clich\u00e9, sempre scomodamente etico, comunque irrinunciabilmente critico, genuinamente politico, qualcuno direbbe addirittura <\/span><span lang=\"it-IT\"><i>politicamente scorretto<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\"> (Renata Molinari, NdA).<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Con caparbiet\u00e0 il teatro per ragazzi ha saputo storicamente crearsi un\u2019identit\u00e0 fortissima, estremamente credibile ed affidabile nelle differenze poetiche ed espressive: in pochi anni e con tanto lavoro e pazienza, quello delle matin\u00e9\u00e9 \u00e8 diventato un circuito pi\u00f9 esteso, ramificato, differenziato e solido rispetto a quello del teatro di ricerca pura. Il passo da qui a diventare un circuito di distribuzione e, quindi, un mercato \u00e8 stato breve, con tutte le distorsioni che il mercato comporta, soprattutto quando si accompagna alla cultura.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">\u201c<span lang=\"it-IT\">Qui finisce l\u2019avventura del Signor Bonaventura che rinuncia al primo ardore e s\u2019accontenta del milione\u201d. Mi si perdoni la perifrasi di tofaniana memoria. E preciso che il riferimento al milione \u00e8 chiaramente un\u2019iperbole.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Forte di un meritatissimo successo gestionale, organizzativo e distributivo, dalla seconda met\u00e0 degli anni \u201980 il teatro per ragazzi si \u00e8 impegnato a mantenere la propria posizione di forza all\u2019interno del circuito culturale, dimostrandosi eccellente attore in quell\u2019eccitante palcoscenico per pochi eletti che \u00e8 l\u2019<\/span><span lang=\"it-IT\"><i>economia della cultura<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\">. E questo naturalmente si \u00e8 riflettuto su forme e contenuti della creazione (pard\u00f2n: <\/span><span lang=\"it-IT\"><i>produzione<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\">) artistica. In troppi casi al fervore creativo \u201cavanguardistico\u201d delle origini si \u00e8 sostituito un atteggiamento reazionario, conservatore nelle pratiche, nelle poetiche e nelle tecniche, vigliacco nei contenuti, cos\u00ec concentrato sulla forma da essere lezioso e barocco, assoggettato all\u2019estetica dopo aver sotterrato ogni motivazione ed intenzione etica.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Si rifletta su un elemento caratterizzante il mercato del teatro ragazzi: quello che si potrebbe marxianamente chiamare \u201cl\u2019alienazione produzione\/consumo\u201d. Ho accennato alla buona prassi, tutt\u2019altro che rara, di far precedere le prove di un nuovo spettacolo da un periodo di laboratorio operato dal gruppo artistico direttamente con alcuni bambini. Emittente e destinatario cooperano cos\u00ec alla formazione testo\/messaggio e ne delineano il contenuto ed il codice: sar\u00e0 l\u2019opera dell\u2019artista a strutturarlo e a definirlo, a trasformarlo cio\u00e8 in <\/span><span lang=\"it-IT\"><i>linguaggio<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\">. La trasmissione vera e propria si avr\u00e0 in un momento successivo, a creazione ultimata: il giorno della rappresentazione il pubblico\/destinatario\/bambino riceve il messaggio\/spettacolo che aveva contribuito a creare. La visione, cos\u00ec intesa \u00e8 un atto molto pi\u00f9 vicino ad un feedback, che ad una semplice ricezione.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Cosa accade se a questo modello comunicativo si sovrappone (o sarebbe meglio dire <\/span><span lang=\"it-IT\"><i>si sostituisce<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\">) la logica del mercato? Come si sa, il bambino\/destinatario\/consumatore finale non \u00e8 un soggetto autonomo, non ha capacit\u00e0 decisionale indipendente, n\u00e9 pu\u00f2 direttamente acquistare prodotti, beni e servizi che, infatti, gli vengono forniti dagli adulti di riferimento. Nel nostro specifico il prodotto spettacolo viene scelto per l\u2019acquisto dall\u2019adulto\/insegnante: \u00e8 a lui che deve essere presentato ed auspicabilmente piacere. Il rischio tutt\u2019altro che remoto \u00e8 che l\u2019attenzione creativa sia tutta votata all\u2019aspettativa dell\u2019adulto committente anzich\u00e9 alle esigenze del destinatario per vocazione: il bambino.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Il paradosso \u00e8 che il teatro per ragazzi pare troppo spesso essere fatto per piacere agli adulti. Il teatro per ragazzi nasce connotandosi come epico in senso brechtiano, ma col passare degli anni il patto comunicativo fondato sul <\/span><span lang=\"it-IT\"><i>cointeressamento<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\"> del destinatario bambino sin dalla prima fase di elaborazione dello spettacolo viene progressivamente tradito per allettare il committente\/adulto. Il risultato nei contenuti della forma-spettacolo \u00e8 la tendenza alla riproposizione di una visione stereotipata del mondo e dell\u2019immaginario infantile in direzione adultocentrica. Il linguaggio cerca di evitare sincere sperimentazioni espressive, per non rischiare di disorientare un ormai affezionato s\u00e9guito di maestre, in verit\u00e0 non sempre troppo competenti, che si preferisce viziare fornendo loro una programmazione fitta di titoli arciriconoscibili e rassicuranti. Troppo raramente, ad esempio, il teatro per ragazzi contemporaneo ardisce di trattare i temi sociali in quella chiave provocatoriamente etica che lo aveva caratterizzato in origine: esprimere un\u2019opinione rischia di indispettire l\u2019attesa di conferme di un pubblico di consumatori sempre pi\u00f9 routinari.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Anzi, per non rischiare di allontanarsi troppo dai potenziali acquirenti ormai narcotizzati dalla televisione, il molto teatro per ragazzi consacra la propria inerzia e accetta di farsi contaminare dal linguaggio televisivo. In ormai troppi casi un certo teatro per ragazzi ha finito con l\u2019accettare la presenza sulla scena di tecniche, tecnologie, stili espressivi, temi ed altri orrori propri del piccolo schermo, arrivando a sostituire gli attori in carne ed ossa con attori virtuali, rinunciando alla corporeit\u00e0 connaturata al linguaggio teatrale!<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Altrove, pur di distrarre dalla pochezza dei contenuti, tenta in ogni modo di concentrarsi sulla cura dell\u2019estetica formale in una delirante esaltazione del <\/span><span lang=\"it-IT\"><i>bello<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\"> e dell\u2019<\/span><span lang=\"it-IT\"><i>apparire<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\">, che cos\u00ec poco ha a che fare con la psicologia infantile.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Non dico che questa sia la sola realt\u00e0, ma \u00e8 certo che questa sia molto pi\u00f9 che una triste linea di tendenza.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Ha quindi senso parlare ancora di drammaturgia? Ha senso ancora parlare di <\/span><span lang=\"it-IT\"><i>specifico<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\"> del teatro per ragazzi?<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Naturalmente s\u00ec, se ha senso continuare a parlare di teatro. Verrebbe da dire che se il teatro per ragazzi fosse morto, si potrebbe almeno auspicare ed operare una sua rinascita. Tuttavia il teatro per ragazzi \u00e8 ancora vivo, ma per sincera ammissione degli stessi operatori del settore non gode di buona salute.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Cosa fare allora? Credo sia necessario mettere da parte le conquiste ideologiche vere o presunte degli ultimi decenni, per ricercare in chiave attuale le motivazioni (sempre ideologiche) delle origini. Mettere da parte le lusinghe del mercato e l\u2019ansia da \u201cposizione dominante\u201d per far emergere le urgenze di genuino ripensamento e critica della realt\u00e0 contigente alla base della creazione artistica. Occorre tornare a dare attenzione all\u2019<\/span><span lang=\"it-IT\"><i>opera<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\"> e togliere l\u2019enfasi dal <\/span><span lang=\"it-IT\"><i>prodotto<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\">. Pare strano voler riconoscere in un tanto invocato, ma ancora non realizzato ricambio generazionale l\u2019unica vera possibilit\u00e0 di sopravvivenza del \u201csistema teatro per ragazzi\u201d, ormai soffocato dall\u2019egemonia dei suoi stessi imperituri originatori, fisiologicamente troppo spesso incapaci di andare oltre le loro innegabili glorie passate. Solo l\u2019apporto creativo di nuove leve di validi artisti indipendenti dalle logiche del mercato potr\u00e0 fornire occasioni di ripensamento e ridisegnamento di quei criteri e stili compositivi che possono efficacemente dialogare con nuove generazioni in tempi sempre pi\u00f9 rapidamente in trasformazione. Leggere con sensibilit\u00e0 modernissime la realt\u00e0 contemporanea mediante strumenti sempre necessariamente artigianali, credo debba essere il comandamento che deve caratterizzare quel linguaggio creativo che per vocazione non pu\u00f2 prescindere da un sano rapporto col futuro: il teatro di ricerca per le nuove generazioni.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/barlettiwaas.wordpress.com\/materiali-del-centro-del-discorso\/image\/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAAdoAAAABCAYAAAB5am\/3AAAACXBIWXMAABM2AAANBQEb3xNRAAAAG0lEQVR4nGOZM6P9P8MoGAWjYBSMglEwCmgCAFMmAr82QNB1AAAAAElFTkSuQmCC\" \/><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"center\"><b>OGGI CONTEMPORANEAMENTE<\/b><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><i>Perch\u00e9 \u00e8 quasi impossibile dire \u201coggi\u201d tanto \u00e8 privo di speranza il mio rapporto con l\u2019\u201coggi\u201d, perch\u00e9 questo Oggi lo posso passare solo con una tremenda ango\u00adscia e una fretta pazzesca, e scrivere perch\u00e9 si dovrebbe distruggere subito quello che viene scritto sull\u2019Oggi<\/i><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"right\">Ingeborg Bachmann<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Di <\/span><span lang=\"it-IT\"><i>Renzo Martinelli _ Teatro i<\/i><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Vorremmo parlare di Contemporaneo, ma potrebbe essere una banalit\u00e0. Una parola di cui tutti ormai ci riempiamo la bocca, una di quelle parole che hanno perso di significato perch\u00e9 troppo usate, perch\u00e9 abusate.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Arte contemporanea. Teatro contemporaneo. Dove contemporaneo diventa tutto ci\u00f2 che \u00e8 nato e a volte morto, in un lasso di tempo di almeno ottant\u2019anni e di cui l\u2019\u201coggi\u201d \u00e8 sempre il termine di riferimento, oppure dove contemporaneo non \u00e8 che parola generica legata a una modalit\u00e0 di esperire l\u2019arte, e in particolare la forma teatrale.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Ingeborg Bachmann scriveva che non \u00e8 possibile parlare dell\u2019oggi, non \u00e8 possibile nemmeno nominarlo.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">L\u2019oggi \u00e8 il momento fuori del tempo, l\u2019utopia etica e poetica dell\u2019istante: \u201cil tempo non \u00e8 oggi\u201d \u201cil tempo non c\u2019\u00e8 pi\u00f9\u201d. L\u2019oggi, come l\u2019istante che si sottrae al tempo, si radicalizza nell\u2019adesso.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Noi vogliamo dire che parlare di contemporaneo \u00e8 inutile, impossibile, il contemporaneo deve essere fatto accadere. Compito dell\u2019arte deve essere fermare il tempo, non immobilizzarlo, n\u00e9 raggelarlo in un utopica ricerca dell\u2019artisticamente giusto e bello, ma dilatarlo in uno spazio che diventi luogo della creazione e dell\u2019incontro.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Il nostro lavoro \u00e8 sempre nato nell\u2019incontro. Abbiamo incontrato testi diversi, autori diversi, e abbiamo cercato di incontrarli al presente. Di unire il nostro e il loro tempo e di farli accadere insieme, al di l\u00e0 delle teorie, in una prassi che ha unito il nostro fare teatro e quello degli artisti che vi hanno partecipato.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">In questo senso per noi essere una residenza significa condividere il nostro teatro e il nostro tempo con quello di altri e far s\u00ec l\u2019unico \u201ccontemporaneo\u201d al quale vogliamo riferirci torni ad essere concetto profondo, nel quale si ricalca un legame continuo e radicato con tutto ci\u00f2 che \u00e8 attuale, che si attua, appunto, nel tempo in cui viviamo, contemporaneamente al nostro esistere<\/p>\n<p class=\"western\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/barlettiwaas.wordpress.com\/materiali-del-centro-del-discorso\/image\/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAAdoAAAABCAYAAAB5am\/3AAAACXBIWXMAABM2AAANBQEb3xNRAAAAG0lEQVR4nGOZM6P9P8MoGAWjYBSMglEwCmgCAFMmAr82QNB1AAAAAElFTkSuQmCC\" \/><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"center\"><b>Lettere dal Reggimento<\/b><\/p>\n<p class=\"western\">San Casciano, Firenze- settembre \u201907<\/p>\n<p class=\"western\"><span lang=\"it-IT\">Di <\/span><span lang=\"it-IT\"><i>Roberto Corradino<\/i><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">\u201c<span lang=\"it-IT\"><i>La parola \u00e8 ci\u00f2 in cui l\u2019uomo si presenta, prima di qualsiasi gesto e oltre ogni gesto. I pianti, i lamenti, le gioie di un bambino appena nato sono parole, in esse si esprime quella creatura\u2026\u201d<\/i><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">(Giovanni Testori)<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\"><b>Nota<\/b><\/span><span lang=\"it-IT\">: (Ma com\u2019\u00e8 che quando voglio voglio scrivere <\/span><span lang=\"it-IT\"><i>Teatro<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\"> mi viene sempre fuori la parola <\/span><span lang=\"it-IT\"><i>Tetaro<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\"> che io associo immediatamente a <\/span><span lang=\"it-IT\"><i>Tetano<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\">. E del tetano mi ricordo perch\u00e9 quand\u2019ero piccolo io, si faceva la vaccinazione \u2013 l\u2019antitetanica \u2013 e che se d\u2019estate quando si era in vacanza dalla scuola, succedeva che in bici, con gli amici, con le scarpe aperte, i sandali per esempio, si andasse per i campi, magari scavalcando reticolati arrugginiti e strappati, o terreni incolti pieni di vecchie retine da letto, e qualcuno vi inciampava e si tagliava, se il taglio era profondo, la perdita di sangue abbondante, subito si correva a casa sua per farlo medicare dalla madre o pi\u00f9 spesso ancora con la madre stessa, si andava dalla guardia medica e la cosa pi\u00f9 facile da sentire era l\u2019infermiere che diceva \u201cDevi fare l\u2019antitetanica. Altrimenti potresti prendere il <\/span><span lang=\"it-IT\"><i>Tetano<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\">\u201d E quel nome l\u00ec, <\/span><span lang=\"it-IT\"><i>Tetano<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\"> \u2013 associato al ferro arrugginito, alle reti e alle molle, ai reticolati con le maglie sfondate che finivano in aculei, mi dava sempre l\u2019impressione che la ferita, il sangue e la ruggine, potessero ribollire insieme, la crosta dovesse assumere un colore marroncino e i labbri della ferita creparsi di bolle e coprirsi di scaglie rugginose, e sotto, come una promessa, affiorassero iridescenze metalliche e la ferita improvvisamente si aprisse di nuovo, rigettando abbondantemente un liquido corposo \u2013 la risulta di sangue ruggine e metallo \u2013 e sotto, tra i labbri della ferita \u2013 polpaccio o caviglia che fosse \u2013 l\u2019osso del mio amico lucido di metallo. E questa cosa mi incuriosiva e eccitava. Ecco il <\/span><span lang=\"it-IT\"><i>Tetano<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\"> per me era una cosa benefica, divertente, piena di vita. Era il beneficio visionario di una cosa diversa \u2013 il metallo \u2013 che nasceva da quanto c\u2019era di pi\u00f9 intimo e umano, una carne di bambino tagliata e un fiotto di giovane sangue rosso. Capisco che allora mi dava delle possibilit\u00e0 per tenere occupato il cervello. Mi dava delle possibilit\u00e0. Ora non so perch\u00e9 ho raccontato questa cosa qui, cio\u00e8 il legame che c\u2019\u00e8 fra il <\/span><span lang=\"it-IT\"><i>Tetano<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\"> il <\/span><span lang=\"it-IT\"><i>Teatro<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\"> e il fatto che sempre pi\u00f9 spesso mi capita di scrivere <\/span><span lang=\"it-IT\"><i>Tetaro<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\"> al posto di <\/span><span lang=\"it-IT\"><i>Teatro<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\"> e che <\/span><span lang=\"it-IT\"><i>Tetaro<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\"> mi ricorda <\/span><span lang=\"it-IT\"><i>Tetano<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\"> e quindi il <\/span><span lang=\"it-IT\"><i>Teatro<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\"> \u00e8 come il <\/span><span lang=\"it-IT\"><i>Tetano<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\">. Non so. Per\u00f2 avervi raccontato questa cosa, l\u2019averla detta a voi \u2013 ma proprio a voi, che ora mi state leggendo \u2013 mi piace. Fate voi.)Poi, rispetto a un discorso teorico, al come e cosa si cerca \u2013 nel teatro \u2013 io direi che bisognerebbe cominciare dal bruciare le scuole, tutte le scuole, dalle elementari all\u2019universit\u00e0, esclusi forse i nidi d\u2019infanzia \u2013 ma non ne sono certo \u2013 e l\u2019universit\u00e0 della terza et\u00e0, l\u2019importante \u00e8 che di mezzo non ci vadano gli anziani. Poi, che gli attori dovrebbero fare due anni di volontariato in un paese in guerra, meglio se africano, e se resistono alla malaria e al resto, tornare in Europa a fare teatro. Che bisognerebbe bruciare i teatri, cio\u00e8 proprio radere al suolo gli edifici, ma totalmente, e fare il teatro in casa, magari max per dieci spettatori a replica. Poi, che gli spettatori dovrebbero sentirsi ad ogni spettacolo un po\u2019 come quei poveri russi in mano ai ceceni in quel teatro di Mosca, qualche anno fa. Senn\u00f2 non serve a nulla.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/barlettiwaas.wordpress.com\/materiali-del-centro-del-discorso\/image\/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAAdoAAAABCAYAAAB5am\/3AAAACXBIWXMAABM2AAANBQEb3xNRAAAAG0lEQVR4nGOZM6P9P8MoGAWjYBSMglEwCmgCAFMmAr82QNB1AAAAAElFTkSuQmCC\" \/><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"center\"><b>Fuggire la parola<\/b><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Di <\/span><span lang=\"it-IT\"><i>Roberto Ricco<\/i><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Trattiamo di parole, di testi di materiale narrativo<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">In questo tempo critico in cui pi\u00f9 nessuno sembra fare ci\u00f2 a cui si era votato anche il teatro tradisce se stesso alla ricerca di una necessit\u00e0.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Cos\u00ec troviamo la parola necessaria nel teatro di narrazione che \u00e8 una riduzione ai minimi termini, come se non potessimo sopportare il peso di una cosa cos\u00ec complessa come il teatro sulla scena e dunque ci portassimo a casa (letteralmente visto che \u00e8 l\u2019unica forma teatrale presente sui media) una versione ridotta, formato tascabile e formato fruibile. Affascinante e poco ingombrante.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Ecco, ingombrante, il teatro ha bisogno di spazio e oggi invece di spazio ne abbiamo molto poco, proprio l\u2019essere ingombrante faceva del teatro una forma ineludibile e partecipativa. Prendere spazio e occupare una scena che non era soltanto fisica ma anche civile e familiare.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Oggi invece tendiamo a ridurre l\u2019ingombro a trasformare quel fastidio utile che \u00e8 dato dal dover far posto all\u2019esperienza teatrale in qualcosa di pi\u00f9 comodo di meno ingombrante e di pi\u00f9 maneggevole, perci\u00f2 addomesticato, perci\u00f2 molto meno utile anche nelle sue forme pi\u00f9 provocatorie che spesso riducono la provocazione alla superficie della parola e del corpo senza portare il conflitto nel profondo, al cuore dell\u2019esistere individuale e civile<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">\u201c<span lang=\"it-IT\">Tutto \u00e8 stato detto cento volte\u201d diceva Boris Vian e concludeva che nonostante tutto \u201cci\u00f2 mi diverte\u201d, allora non \u00e8 possibile reinventare nulla, mentre il teatro tenta continuamente di rifarsi una verginit\u00e0 perch\u00e9 la sua impossibilit\u00e0 a ripetersi porta con se il virus del nuovo senza rendersi conto che \u00e8 nell\u2019esperienza e nello spettacolo che ci si diverte (si trova diletto come diceva Brecht) dunque il testo \u00e8 parte di un sistema complesso difficilmente disarticolabile. Dunque questo tentativo di rivitalizzare una parte piuttosto che un\u2019altra rischia di generare un meccanismo poco produttivo in termini di qualit\u00e0 e efficacia. L\u2019urgenza del testo coincide con l\u2019urgenza della scena, la scrittura teatrale vive di voci parlate e non pu\u00f2 restare scrittura.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">L\u2019esplosione dell\u2019avanguardia teatrale nasce anche all\u2019insegna di un teatro di regia che \u00e8 in grado di rimescolare le componenti del teatro trasformando la testualit\u00e0 in immagine, il personaggio in corpo e simbolo, offrendo dunque un\u2019opportunit\u00e0 di sperimentare altre modalit\u00e0 di incontro della complessit\u00e0 sulla scena. Oggi che questa esperienza \u00e8 stata ampiamente superata dal presente (riusciamo pi\u00f9 a farci stupire dalle immagini costruite a teatro?) Al teatro non resta che ripartire dai fondamentali, ma non possiamo dimenticare che la forma teatrale porta con se logos e symbolein allo stesso tempo. Sono io e siamo tutti, \u00e8 allora e \u00e8 ora. Dunque l\u2019urgenza non si pu\u00f2 portare in palestra deve essere movimento, allenamento e azione, anche nella parola.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Le nuove generazioni stanno morendo.<\/p>\n<p class=\"western\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/barlettiwaas.wordpress.com\/materiali-del-centro-del-discorso\/image\/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAAdoAAAABCAYAAAB5am\/3AAAACXBIWXMAABM2AAANBQEb3xNRAAAAG0lEQVR4nGOZM6P9P8MoGAWjYBSMglEwCmgCAFMmAr82QNB1AAAAAElFTkSuQmCC\" \/><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"center\">\u201c<span lang=\"it-IT\"><b>IL CENTRO DEL DISCORSO\u201d<\/b><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Di<\/span><span lang=\"it-IT\"><i> Sonia Antinori<\/i><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">La malattia del teatro italiano \u00e8 ormai cronica e conclamata. Ben poca illusione concedono quei momenti di subitanea rinascita che paiono schiudere un qualche nuovo orizzonte. D\u2019altronde in un sistema profondamente in crisi puntuali diagnosi ottimistiche sono inimmaginabili. Da sempre si lamenta la carenza di una legge che regolamenti la materia e questo non pu\u00f2 non incidere profondamente nello stato delle cose. Fare teatro in Italia vuol dire consegnarsi a un mestiere per pochissimi, in cui le probabilit\u00e0 di frustrazione sono molto alte e se la dote pi\u00f9 richiesta per affermarsi nel settore \u00e8 ancora la creativit\u00e0, lo \u00e8 per\u00f2 piuttosto nell\u2019accezione imprenditoriale ed economicistica. Per infondere a questa geremiade almeno una minima differenziazione, la affronter\u00f2 da tre diversi punti di vista in base alla mia esperienza personale: parler\u00f2 quindi in qualit\u00e0 di operatrice teatrale, attiva nell\u2019ideazione e realizzazione di iniziative e spettacoli; nelle vesti di drammaturga (odio il termine, ma \u00e8 l\u2019unico che, con una qualche confusione con l\u2019analogo tedesco del consulente letterario designa la categoria \u2013 anche questo \u00e8 significativo) e <\/span><span lang=\"it-IT\"><i>last but not least<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\"> come spettatrice.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Un\u2019idea di teatro. Espandere la propria attivit\u00e0 autorale trasformandola in pratica di regia, vuol dire passare dalla teoria letteraria delle parole alla messa in atto dello spettacolo. Vuol dire sostanzialmente incontrare il pubblico in modo pi\u00f9 immediato che non attraverso il filtro di un regista. O anche mantenendo un regista esterno, nello stabilire per\u00f2 un legame di complicit\u00e0 con lui, e permettersi comunque, attraverso questo canale, un approdo diretto al pubblico. Negli esperimenti che ho condotto si \u00e8 trattato di un radicamento di progetti teatrali in un contesto culturale prestabilito, privilegiando un rapporto con la popolazione che fosse esteso nel tempo grazie a ricerche antropologiche sul campo e percorsi laboratoriali con non professionisti. Lentamente i lavori hanno sempre pi\u00f9 assunto la connotazione di un teatro <\/span><span lang=\"it-IT\"><i>in situ<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\">, che si interrogasse sulle caratteristiche specifiche di un determinato territorio, le sue problematiche, il suo bagaglio storico e costruisse testi ed eventi spettacolari <\/span><span lang=\"it-IT\"><i>ad hoc<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\">. Questo approccio nel nostro paese \u00e8 continuamente messo a repentaglio dalla instabilit\u00e0 delle amministrazioni e dalla genericit\u00e0 delle proposte culturali. Il prezzo del nuovo tentativo di decentramento, di valorizzare ambiti geograficamente periferici \u00e8 quindi una precariet\u00e0 della linea degli interventi, per cui \u00e8 difficile garantire a un pubblico un\u2019esperienza formativa basata sulla continuit\u00e0 e allo stesso tempo \u00e8 impraticabile la realizzazione di un gruppo di lavoro qualificato e coeso.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">La parola come unica arma. L\u2019autore scrive. Nelle lezioni di Storia del Teatro all\u2019universit\u00e0 ci hanno insegnato che poi questi testi venivano fatti circolare, erano letti da registi, attori e subivano poi varie sorti fino a giungere pi\u00f9 o meno felicemente, pi\u00f9 o meno occasionalmente, pi\u00f9 o meno fedelmente ad un loro pubblico. Questa la memoria. O certo anche la reale condizione in paesi solidi e votati a considerare l\u2019identit\u00e0 di un popolo come fondamento di civilt\u00e0 e garanzia di una qualit\u00e0 dello stare al mondo. Nel nostro paese invece tutti i verbi su cui \u00e8 fondata la breve descrizione di cui sopra, vengono meno: i testi non circolano. A parte qualche virtuosa biblioteca virtuale, la stampa di settore ha subito negli anni una ulteriore riduzione e anticipando l\u2019obiezione che qualcuno potrebbe sollevare, sventolando il dato della nascita di nuove iniziative editoriali, tengo a sottolineare che la maggior parte di queste non ha una vera e propria distribuzione e non consente all\u2019autore quindi che una minima visibilit\u00e0 (e una consolante lusinga). Gli attori, i registi non leggono. Pur con le debite eccezioni, a un esubero di produzione drammaturgica testimoniata dal numero spropositato di copioni che sommergono ogni anno i concorsi nazionali pi\u00f9 accreditati, non corrisponde altrettanto interesse negli operatori del settore, giustificati in parte da condizioni del lavoro sempre pi\u00f9 alienanti e i ritmi imposti dalle leggi del carrierismo. Di norma i registi non leggono. Gli attori non leggono. I critici non leggono. E, aggiungerei, non leggono neanche quegli operatori che spesso abitano le stanze dei bottoni di produzione e programmazione. Con buona pace degli autori, che tanto non si leggono l\u2019un l\u2019altro neanche loro. Il risultato, anche in questo caso si chiama occasionalit\u00e0. L\u2019occasionalit\u00e0 \u00e8 la madre della precariet\u00e0. La precariet\u00e0, dell\u2019insicurezza e via andare fino a quell\u2019impoverimento delle nostre scene che \u00e8 sotto gli occhi di tutti.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Io, spettatrice. Se risalgo la mia lunga storia di spettatrice, iniziata in et\u00e0 precocissima, riscopro stralci di memorie eccellenti: Carmelo Bene, Leo, Thierry Salmon da un lato, dall\u2019altro, pi\u00f9 indietro e altrove Moriconi, Buazzelli, Stoppa. Citati a mo\u2019 di esempio. Non voglio indugiare in una rievocazione nostalgica, per carit\u00e0. Voglio solo porre l\u2019accento \u2013 ovvio \u2013 sul fatto che l\u2019espandersi del mercato dello spettacolo, ha spostato i pesi del sistema teatro su elementi che con la sua connotazione linguistica hanno poco a che fare, screditandolo e riducendolo troppo spesso. Il risultato \u00e8 che, a parte le eccezioni \u2013 che come tali sono rare \u2013 andare a teatro \u00e8 noioso. Le compagnie sia del teatro cosiddetto classico che della altrettanto etichettata ricerca, spesso ripetono una loro cifra, abbandonandosi al manierismo e all\u2019autocelebrazione. In questo regolarmente sostenute dalla critica, anch\u2019essa inasprita, delusa e di sempre maggior conservatorismo (sia esso applicato a modelli classici, moderni o postmoderni: tutto \u00e8 stato gi\u00e0 visto e come tale gi\u00e0 riconosciuto). Ma se ho perso interesse io, che ho amato tanto questa forma espressiva per la complessit\u00e0 della sua articolazione e la mistica del suo senso pi\u00f9 profondo, io che ho speso il mio tempo misurando il teatro sulla sua potenzialit\u00e0 di costruire orizzonti non ancora reali, che cosa sar\u00e0 dello spettatore meno innamorato, pi\u00f9 indifferente, pi\u00f9 coltivato e meno ingenuo?<\/p>\n<p class=\"western\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/barlettiwaas.wordpress.com\/materiali-del-centro-del-discorso\/image\/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAAdoAAAABCAYAAAB5am\/3AAAACXBIWXMAABM2AAANBQEb3xNRAAAAG0lEQVR4nGOZM6P9P8MoGAWjYBSMglEwCmgCAFMmAr82QNB1AAAAAElFTkSuQmCC\" \/><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"center\">\u201c<span lang=\"it-IT\"><b>IL CENTRO DEL DISCORSO\u201d<\/b><\/span><\/p>\n<p class=\"western\">Lecce, 5\/6\/7 dicembre 08<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Di <\/span><span lang=\"it-IT\"><i>Katharina Trabert<\/i><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">3 cose semplici.<\/p>\n<ol>\n<li>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Non so molto e sicuramente non so risposte, perci\u00f2 inizio con alcune domande che possano stimolare riflessioni.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Qualcosa sul mio lavoro artistico personale<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Qualcosa sul mio lavoro e la mia formazione artistica<\/p>\n<\/li>\n<\/ol>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">1.<\/p>\n<ol>\n<ol type=\"a\">\n<li>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">La creazione contemporanea di questi anni, a chi si rivolge?<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">In quanto, nella creazione del nostro lavoro, dobbiamo considerare il suo pubblico?<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Come possiamo pensare ad una creazione partecipativa di lavoro teatrale?<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Visto alcune tendenze, quale \u00e8 il valore di arte per artisti ed intellettuali?<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Come scegliamo i temi per il nostro lavoro?<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Li riteniamo rilevanti?<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Per chi?<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Come li trattiamo per renderli rilevanti?<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Chi \u00e8 l\u2019attore`<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Chi \u00e8 il regista?<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Chi \u00e8 il performer?<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p class=\"western\" lang=\"de-DE\" align=\"justify\">Chi \u00e8 il drammaturgo?<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Chi \u00e8 il drammaturgo contemporaneo se la morte dell\u2019autore \u00e8 stata gi\u00e0 proclamata mezzo secolo fa?<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Perch\u00e8 lo spettacolo dal vivo?<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Quale \u00e8 il rapporto tra attori\/performer e pubblico?<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Quale \u00e8 il contributo che cerchiamo di dare alla societ\u00e0 e al mondo in cui viviamo?<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Quale \u00e8 il compito del teatro e dei teatranti?<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Quale \u00e8 la mia modesta missione?<\/p>\n<\/li>\n<\/ol>\n<\/ol>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">2. Darmi un titolo nel mio lavoro artistico trovo difficile. All\u2019estero mi chiamo \u2018performance maker\u2019. In Italia immagino si tratterebbe di \u2018autrice\u2019 e \u2018performer\u2019, ma il mio lavoro non consiste in una seperazione dei due. Non scrivo e dopo \u2018performo\u2019.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Creo spettacoli e performance (non so sempre bene quale sarebbe uno spettacolo e quale una performance, la definizione avviene in modo piuttosto arbitrario) raccogliendo pezzi e mettendoli insieme in una nuova composizione. A volte la composizione nasce nel momento della sua presentazione, a volte la precede.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Sono una ladra. <\/span><span lang=\"de-DE\">Rubo da tutti e cos\u00ec creo. <\/span><span lang=\"it-IT\">Poi racconto della mia banalissima vita perch\u00e9 altro non ho, astraggo la mia banalissima vita per renderla quella di altri.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Rubo testi di libri, dialoghi di film, parole e storie dalla bocca di chi le racconta. Rubo gesti ed azioni, immagini, linee, colori, melodie, idee, strutture, pensieri, sentimenti, suoni, sapori, rubo oggetti. A volte, nei spettacoli, rubano oggetti a me, gli spettatori. Lo ritengo solo giusto. E poi riscrivo quello che ho rubato, ma molto lascio anche stare come \u00e8.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Una volta rubato abbastanza creo una nuova sostanza, compongo, disegno, e la rido, restituisco, regalo al pubblico. Prima regalo oggetti, poi sguardi, parole, immagini, movimenti, storie, suoni, sentimenti, idee, pensieri.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Regalo per onorare tutti di cui ho rubato.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Tutto ci\u00f2 solo un p\u00f2 sul \u2018come\u2019 del mio lavoro, senza di entrare nel\u2019perch\u00e8\u2019.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">3. Sono una teatrante senza la minima esperienza con\/conoscenza di drammaturgia. Poche volte, anni fa, ho lavorato con chi usava testi drammatici gi\u00e0 scritti per la creazione dello spettacolo.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Ho studiato \u2018devised theate\u2019 in Inghilterra e da allora ho sempre lavorato con compagnie che praticano questa tecnica.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Nella formazione, nello studio del \u2018devised theatre\u2019 non studiamo n\u00e9 recitazione, n\u00e9 regia, n\u00e9 scrittura. <\/span><span lang=\"de-DE\">Facciamo un p\u00f2 di tutto e tant\u2019altro. <\/span><span lang=\"it-IT\">Studiamo, a met\u00e0 in pratica, a met\u00e0 teoricamente, la creazione di spettacoli attraverso un processo estremamente organico e democratico.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Partiamo con un tema, un oggetto, una musica, un ombra, un ballo, una bozza scenografica, un\u2019idea vaga o precisa, partiamo con qualche cosa e questa qualsiasi cosa si chiama \u2018starting point\u2019. Attraverso un processo di ricerca (artistica, teorica, scientifica\u2026), giochi, compiti (\u2018tasks\u2019) ed improvvizzazioni sviluppiamo questo punto di partenza. Il materiale generato \u00e8 sempre in trasformazione, in continuazione sene butta via gran parte. Raramente esiste nel gruppo il ruolo del regista. Preferiamo lavorare con dei \u2018outside eye\u2019. Uno di noi, oppure un collaboratore che invitiamo, assiste alle prove, osserve e da il \u2018feedback\u2019.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Il risultante prodotto finale di tale processo \u00e8 altamente influenzato dai personaggi che fanno parte del gruppo artistico e si riflettono nello spettacolo. Cos\u00ec, scambiare performer, pu\u00f2 essere una cosa diffilmente immaginabile e preferibilmente evitabile (come lo spostamento di un lavoro \u2018site specific\u2019 dal luogo della sua creazione).<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Ovviamente ogni lavoro \u00e8 assolutamente unico e prodotto vivo dell\u2019incontro tra i suoi creatori in questo specifico periodo di creazione.<\/p>\n<p class=\"western\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/barlettiwaas.wordpress.com\/materiali-del-centro-del-discorso\/image\/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAAdoAAAABCAYAAAB5am\/3AAAACXBIWXMAABM2AAANBQEb3xNRAAAAG0lEQVR4nGOZM6P9P8MoGAWjYBSMglEwCmgCAFMmAr82QNB1AAAAAElFTkSuQmCC\" \/><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"center\">Comunicato stampa<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"center\">\u201c<span lang=\"it-IT\"><b>IL CENTRO DEL DISCORSO\u201d<\/b><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Il 16 Ottobre si apre il bando per la partecipazione alla prima edizione del premio nazionale di drammaturgia contemporanea <\/span><span lang=\"it-IT\"><b>\u201cIl Centro del Discorso\u201d <\/b><\/span><span lang=\"it-IT\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Il premio \u00e8 promosso dall\u2019 <\/span><span lang=\"it-IT\"><b>Associazione Culturale Induma<\/b><\/span><span lang=\"it-IT\"> con la preziosa collaborazione di Manifatture Knos, Societ\u00e0 cooperativa Sogno Sveglio, Associazione Culturale Sud Est, Societ\u00e0 Cooperativa Cool Club,<\/span> <span lang=\"it-IT\">Associazione Culturale Officine Kata Pelta<\/span><span lang=\"it-IT\">,<\/span><span lang=\"it-IT\"> Teatri delle Mura (PD), Area 06 (RM), Short Theatre Festival (RM), Titivillus Edizioni (PI), Kilowatt Festival (AR), Spazio Off \u2013 Fabbrica Famae (BA), Teatro San Martino (BO) e realizzato con il contributo di Regione Puglia \u2013 Assessorato alla Cultura ed al Mediterraneo -, Provincia di Lecce \u2013 Settore Politiche Giovanili -, Comune di Lecce, Quarta Caff\u00e8, Lupo Editore, Masseria Ospitale\u00a0 e con il patrocinio del Teatro Pubblico Pugliese; si avvarr\u00e0 inoltre dei media-partner Salentoweb Tv e Radio Popolare Salento.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\"><br \/>\nIl premio \u00e8 parte integrante di un articolato progetto culturale che proseguir\u00e0 fino ad Ottobre 2009 e ospiter\u00e0 importanti esponenti del mondo teatrale, letterario e culturale nazionale e internazionale. Il progetto si articoler\u00e0 in tre fasi: la prima e la seconda fase saranno dedicate alla riflessione sulla drammaturgia, agli incontri di studio, alla produzione di testi e ai laboratori di scrittura teatrale. La terza fase, invece, alle letture sceniche dei testi, alla rappresentazione degli spettacoli e ad un laboratorio di critica teatrale, puntando sulla \u201cformazione\u201d non solo degli artisti ma anche del pubblico e della critica.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Il Premio consiste in un contributo economico di 500 euro al completamento di 4 progetti di testo teatrale, 2 dei quali presentati da autori che alla data di scadenza del bando non abbiano ancora compiuto il 26\u00b0 anno di et\u00e0. Successivamente al completamento dei 4 progetti selezionati verr\u00e0 proclamato il testo vincitore, che verr\u00e0 presentato attraverso letture sceniche o prove di studio e di perfezionamento in alcuni circuiti e festival di teatro sul territorio nazionale. Il testo vincitore potr\u00e0 inoltre usufruire di un periodo di residenza, finalizzato alla produzione dello spettacolo, presso le Manifatture Knos di Lecce, dove sar\u00e0 presentato in anteprima in occasione del <\/span><span lang=\"it-IT\"><b>Festival di Drammaturgia Contemporanea<\/b><\/span><span lang=\"it-IT\"> che si terr\u00e0 in ottobre 2009.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\"><b>Il bando si chiuder\u00e0 il 15 Gennaio e sar\u00e0 scaricabile dal sito <\/b><\/span><u><a href=\"http:\/\/www.manifattureknos.org\/\" target=\"_blank\"><span lang=\"it-IT\"><b>www.manifattureknos.org<\/b><\/span><\/a><\/u><span lang=\"it-IT\">.<\/span><span lang=\"it-IT\"> I partecipanti<\/span> <span lang=\"it-IT\">dovranno inviare un progetto drammaturgico, in forma di expos\u00e8 (max tre pagine), che descriva in modo completo l\u2019opera. Dovranno inoltre inviare il testo definitivo di tre scene significative. Gli elaborati saranno valutati da una giuria d\u2019onore, i cui componenti sono: <\/span><span lang=\"it-IT\"><b>Fabrizio Arcuri<\/b><\/span><span lang=\"it-IT\"> (regista, direttore festival Short Theatre-Roma, direttore Area06-officine culturali Regione Lazio, membro interno commissione Premio Scenario), <\/span><span lang=\"it-IT\"><b>Arturo Cirillo<\/b><\/span><span lang=\"it-IT\"> (regista, attore e capocomico<\/span><span lang=\"it-IT\">), <\/span><span lang=\"it-IT\"><b>\u00a0Massimiliano Civica<\/b><\/span><span lang=\"it-IT\"> (<\/span><span lang=\"it-IT\">regista, direttore Teatro della Tosse \u2013 Genova), <\/span><span lang=\"it-IT\"><b>Andrea Porcheddu<\/b><\/span><span lang=\"it-IT\"> (critico teatrale e giornalista, docente di Metodologia della critica dello Spettacolo presso lo IUAV \u2013 Venezia, direttore festival Teatri delle Mura \u2013 Padova), <\/span><span lang=\"it-IT\"><b>Letizia Russo<\/b><\/span><span lang=\"it-IT\"> (scrittrice e drammaturga),<\/span><b> <\/b><span lang=\"it-IT\"><b>Antonio Tarantino<\/b><\/span><span lang=\"it-IT\"> (scrittore e drammaturgo), <\/span><span lang=\"it-IT\"><b>Clarissa Veronico<\/b><\/span><span lang=\"it-IT\"> (organizzatrice teatrale e docente universitaria). I giurati saranno coordinati dalla presidenza senza diritto di voto di <\/span><span lang=\"it-IT\"><b>Werner Waas<\/b><\/span><span lang=\"it-IT\"> (presidente di Associazione Culturale Induma e regista teatrale).<\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><span lang=\"it-IT\">\u201cIl Centro del Discorso\u201d ha l\u2019ambizione di imporsi come evento da riproporre annualmente al fine di contribuire<\/span><span lang=\"it-IT\"> a<\/span><span lang=\"it-IT\"> rivitalizzare l\u2019attivit\u00e0 teatrale pugliese facendo crescere il discorso culturale in una prospettiva non localistica ma di apertura e riflessione sulla capacit\u00e0 di dialogare. Vogliamo che il Salento sia motore di una rinascita a livello nazionale dell\u2019arte drammaturgica e culla di un nuovo ruolo del teatro nella comunit\u00e0 di cui \u00e8 specchio ed espressione. L\u2019idea che in teatro, nello spazio che si apre tra artista e pubblico, si manifesti il mondo in cui viviamo, e che questa manifestazione abbia la forza di modificare la percezione della realt\u00e0 e generare pensiero, ha fatto nascere l\u2019urgenza di creare un\u2019occasione in cui l\u2019arte scenica e la parola drammatica possano riflettere sui tempi odierni, sul contemporaneo, sulla nostra vita di artisti e uomini, oggi. Vogliamo che il Salento, partendo dalla periferia, si faccia centro propulsore di una rinascita a livello nazionale dell\u2019arte drammaturgica, per giungere, finalmente, al centro del discorso.\u201d<\/span><\/p>\n<p align=\"center\">Lea Barletti, Werner Waas<\/p>\n<p class=\"western\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/barlettiwaas.wordpress.com\/materiali-del-centro-del-discorso\/image\/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAAdoAAAABCAYAAAB5am\/3AAAACXBIWXMAABM2AAANBQEb3xNRAAAAG0lEQVR4nGOZM6P9P8MoGAWjYBSMglEwCmgCAFMmAr82QNB1AAAAAElFTkSuQmCC\" \/><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"center\"><b>INDUMA TEATRO<\/b><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"center\"><b>Manifatture Knos<\/b><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"center\">via Vecchia Frigole 34 Lecce<\/p>\n<p class=\"western\" lang=\"de-DE\" align=\"center\">Tel. 0832394873<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"center\"><span lang=\"de-DE\"><u>teatro@manifattureknos.org<\/u><\/span><span lang=\"de-DE\"> \u2013 <\/span><span lang=\"de-DE\"><u><a href=\"http:\/\/www.myspace.com\/indumateatro\" rel=\"nofollow\">http:\/\/www.myspace.com\/indumateatro<\/a><\/u><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"center\"><u><a href=\"http:\/\/www.manifattureknos.org\/\" target=\"_blank\"><span lang=\"de-DE\">www.manifattureknos.org<\/span><\/a><\/u><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/barlettiwaas.wordpress.com\/materiali-del-centro-del-discorso\/image\/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAAdoAAAABCAYAAAB5am\/3AAAACXBIWXMAABM2AAANBQEb3xNRAAAAG0lEQVR4nGOZM6P9P8MoGAWjYBSMglEwCmgCAFMmAr82QNB1AAAAAElFTkSuQmCC\" \/><\/span><b><\/b><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"center\">PARTECIPANTI:<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Miguel Acebes, Dario Aggioli, Marco Andreoli, Sonia Antinori,<\/span> <span lang=\"it-IT\">Lea Barletti, Tiziana Buccarella, Margherita Capodiferro, Manuela Cherubini,<\/span> <span lang=\"it-IT\">Massimiliano Civica, Roberto Corradino,<\/span><span lang=\"it-IT\"> Antonella Dipierro,<\/span><span lang=\"it-IT\"> Francesco Farina, Simone Franco, Lucia Franchi, Elvira Frosini, Anna Lisa Gaudino, Graziano Graziani, Antonella Iallorenzi, Ceilia Maffei, Cristiano Marti, Renzo Martinelli, Maria Luisa Mastrogiovanni, Pietro Minniti, Antonio Moresco, Paolo Musio, Fabrizio Parenti, Andrea Porcheddu, Nicola Quacquarelli, Luca Ricci, Roberto Ricco, Letizia Russo, Giuseppe Semeraro, Tiziano Scarpa, Michele Sinisi, Giuseppe Suppa, Antonio Tarantino, Daniele Timpano, Fabio Tinella, Katharina Trabert, Clarissa Veronico, Nicola Viesti, Werner Waas, gli abitanti delle Manifatture Knos.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Venerd\u00ec 5 \u2013 sabato 6 \u2013 domenica 7 dicembre 2008 Primo appuntamento SEMINARIO \u201cIL CENTRO DEL DISCORSO\u201d Partire da un punto di vista individuale messo a disposizione degli altri \u00e8 un buon modo per comunicare, aprire un dialogo che vorrebbe portare a comuni intenti approfittando di un ventaglio di punti di vista ed esperienze diverse. 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