{"id":264,"date":"2016-12-21T11:54:45","date_gmt":"2016-12-21T11:54:45","guid":{"rendered":"http:\/\/barlettiwaas.eu\/?page_id=264"},"modified":"2016-12-22T10:39:55","modified_gmt":"2016-12-22T10:39:55","slug":"postfazione-a-lora-della-morte-di-achternbusch-effigie-editore","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/barlettiwaas.eu\/?page_id=264","title":{"rendered":"Postfazione a &#8220;L\u00b4Ora della Morte&#8221; di Achternbusch, Waas"},"content":{"rendered":"<p class=\"western\" lang=\"it-IT\">Caro Herbert,<\/p>\n<p class=\"western\" lang=\"it-IT\">\u00e8 passato molto tempo dalla prima lettera che ti ho scritto, ma questa, che per il momento \u00e8 anche l&#8217;ultima, \u00e8 una lettera particolare, accompagna infatti l&#8217;uscita italiana del tuo libro <i>L&#8217;Ora della Morte<\/i>. Tutto sommato abbiamo aspettato solo 10 anni prima che arrivasse il momento.<\/p>\n<p class=\"western\" lang=\"it-IT\">La prima volta che ho sentito parlare di te avr\u00f2 avuto a malapena 16 anni. Tu eri gi\u00e0 piuttosto conosciuto allora, avevi realizzato qualche film, pubblicato dei libri fra i quali anche <i>L&#8217;Ora della Morte<\/i>, ma per noi ragazzi di paese eri ancora una scoperta. Dalle nostre parti non eri molto ben visto, avevi fama di chi sputa nel piatto in cui mangi, era difficile trovare libri tuoi l\u00ec dove eri cresciuto e dove io allora cercavo di trovare la mia strada, in Bassa Baviera.<\/p>\n<p class=\"western\" lang=\"it-IT\">Poter leggere il nome di un paese come Deggendorf, Hengersberg, o anche il tuo Breitenbach in un romanzo, a me allora era sembrato un miracolo, un tocco di luce: c\u2019era dunque la possibilit\u00e0 di scappare da quella provincia e dalla sua lingua per poterla osservare da fuori! L&#8217;identit\u00e0 bavarese ti rimane appiccicata addosso a vita e il modo in cui noialtri parliamo e ci esprimiamo rimanda continuamente al luogo della nostra origine. Per molto tempo mi sono vergognato di aprire bocca e di dare a vedere in questo modo da dove venivo. Per il teatro, la cosa che pi\u00f9 mi attirava allora, la Bassa Baviera era il posto peggiore da cui provenire, impossibile fare l\u2019attore con quella pronuncia, continuavano a dirmi.<\/p>\n<p class=\"western\" lang=\"it-IT\">Nel 1984 ero all&#8217;universit\u00e0 di Erlangen. Una mia compagna di studi ti faceva da assistente per la messa in scena del tuo <i>Gust<\/i><sup><i><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote1sym\" name=\"sdfootnote1anc\">1<\/a><\/i><\/sup> a Monaco e dovette compilare un piccolo dizionario per la traduzione dei termini della Bassa Baviera cosa che, per quanto grande fosse la mia invidia, era comunque una piccola rivincita. L&#8217;universit\u00e0 mi sembrava una cosa senza senso e nel 1986 ne avevo abbastanza e ne avevo abbastanza anche della Germania e quindi emigrai in Italia. A Roma imparai l&#8217;italiano facendo l&#8217;addetto alle pulizie in un collegio cattolico: secchio, straccio, prodotto, furono le mie prime parole nella nuova lingua. Intanto vagavo per Roma e andavo a teatro, spesso ero l&#8217;unico spettatore. Scovai un teatro dove davano <i>Susn<\/i><sup><i><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote2sym\" name=\"sdfootnote2anc\">2<\/a><\/i><\/sup> in una zona periferica e mi presentai. Ottenni un contratto da assistente alla regia. Era un inizio. Come un pazzo traducevo nel mio italiano incerto un testo dopo l&#8217;altro, Jelinek, Heiner M\u00fcller, Achternbusch e passavo da un teatro all\u2019altro in qualit\u00e0 di aiuto regista straniero, e quindi comunque interessante. Quando nel 1994 fondai finalmente un mio gruppo con degli amici la nostra prima azione fu quella di abbandonare il teatro come edificio e istituzione e di trovare dei luoghi pi\u00f9 comunicativi come i bar o le osterie, luoghi che non erano frequentati soltanto da coloro che facevano esattamente lo stesso nostro mestiere, o da chi soffriva in qualche modo di noia culturale, ma da persone che magari non sapevano nemmeno cosa fosse il teatro e a cosa potesse servire. In una di queste birrerie, il GoldfinchClub, non lontano da Campo dei Fiori, mettemmo in scena la tua <i>Rana<\/i><sup><i><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote3sym\" name=\"sdfootnote3anc\">3<\/a><\/i><\/sup>. Lionello, l&#8217;oste, fu il nostro primo spettatore e consigliere. Per le prove tradussi la prefazione de <i>L&#8217;Ora della Morte<\/i> e parola dopo parola la mettemmo in pratica: non ci curammo della linea di confine fra arte e vita, lasciammo fluido e aperto il varco e approdammo a un ritmo di gioco teatrale quasi meteorologico che mi faceva pensare a molti tuoi film. Ti scrissi una lettera nella quale ti raccontavo quello che stavamo facendo con il tuo testo e cosa accadeva durante le prove. Allegai a quella lettera anche uno schema complicato che era stato disegnato da Lionello: una lettura assolutamente originale, necessaria e personale da parte di chi forse non avrebbe mai incontrato questo tuo testo sotto forma di libro. Quel lavoro su <i>La Rana<\/i> mi permise di capire che ci\u00f2 che stavamo facendo era pi\u00f9 importante e pi\u00f9 bello di quello che in origine avevamo immaginato. E&#8217; stata la scoperta della realt\u00e0 come elemento base di ogni azione, che non solo descrive la realt\u00e0 stessa, ma riesce a trascinarci l\u00ec dove inizia la parte ancora sconosciuta,\u00a0<span style=\"color: #000000;\">la quale a sua volta metter\u00e0 di nuovo in discussione la realt\u00e0 che <\/span>conosciamo. Mi scrivesti che saresti stato presente alla proiezione del tuo nuovo film<i> Hades<\/i><sup><i><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote4sym\" name=\"sdfootnote4anc\">4<\/a><\/i><\/sup> al festival di Bolzano e io senza pensarci due volte salii sul treno. La sera stessa ti cercai nelle osterie di Bolzano, sbirciando attraverso le finestre finch\u00e9 non ti trovai, circondato dal tuo clan, mi feci coraggio, entrai e mi presentai: sulle prime mi hai guardato in malo modo e hai parlato bruscamente, per mettermi alla prova, ma poi mi hai fatto accomodare l\u00ec con voi al tavolo e pi\u00f9 tardi mi hai fatto vedere quella grossa colonna di granito rosso in qualche scantinato l\u00ec vicino. Non abbiamo parlato molto quella sera, ma comunque abbastanza per ricordarci l&#8217;uno dell&#8217;altro, \u201cduro\u201d doveva essere ci\u00f2 che facevamo, dicesti.<\/p>\n<p class=\"western\" lang=\"it-IT\">Quella nostra <i>Rana<\/i>, forse nemmeno tanto dura, la videro e la apprezzarono in molti e abbiamo trasformato molti scantinati e molti bar in buie paludi da attraversare per poi trovare una via d&#8217;uscita verso l&#8217;agognato deserto, come fa la tua rana, senza nascondere la nostra vulnerabilit\u00e0, al contrario, ostentandola. Abbiamo sempre lasciato le porte aperte, abbiamo fatto entrare i rumori della strada, l&#8217;imprevedibile della vita fuori e a volte qualcosa arrivava fino a noi, dentro il \u201cteatro\u201d. Ancora oggi mi capita di incontrare gente che non conosco e che mi racconta della sua personale esperienza con <i>La Rana<\/i>, e questo \u00e8 bello, fa bene all&#8217;anima.<\/p>\n<p class=\"western\" lang=\"it-IT\">Il GoldfinchClub pi\u00f9 tardi l&#8217;hanno dovuto chiudere per motivi igienici e noi ci spostammo verso altri luoghi: sedi di partito, gallerie d&#8217;arte, per la strada e nei centri sociali alla ricerca di sempre nuove modalit\u00e0 capaci di dar forma a quell&#8217;esperimento sociale che si chiama teatro.<\/p>\n<p class=\"western\" lang=\"it-IT\">Il 1997 fu l\u2019anno della mia seconda messa in scena di un tuo testo, <i>L&#8217;Ultimo ospite<\/i><sup><i><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote5sym\" name=\"sdfootnote5anc\">5<\/a><\/i><\/sup> al Teatro Stabile di Brescia, combinata con una mostra del tuo ciclo di dipinti \u201cTakla Bash\u201d. A Brescia avevo lavorato a pi\u00f9 riprese per 7 anni in qualit\u00e0 di aiuto regista e quindi conoscevo bene la citt\u00e0, ma proprio per questo forse tutto and\u00f2 storto. Mi avrebbero volentieri fatto a pezzi dopo il nostro spettacolo e fino al 2004 non mi potei pi\u00f9 fare vedere da quelle parti. E tutto solo per via di quel tripudio verbale nel corso del quale Tucidide mette sotto processo la societ\u00e0 decadente e molto autoreferenziale in cui vive, e che forse nella Brescia di allora risult\u00f2 fin troppo riconoscibile. Il dibattito nella stampa locale si trascin\u00f2 per due mesi: direzione, regista e attori, tutti finirono sul banco degli accusati e nessuno si accorse che in quell&#8217;occasione finalmente sarebbe potuto succedere qualcosa con il teatro. Ovviamente si levarono anche voci positive, qualcuno addirittura ne scrisse con convinzione, ma alla fine vinsero i reazionari. Un anno dopo ho pensato bene di espormi al pubblico ludibrio davanti a tutto il teatro italiano con <i>Pene d&#8217;Amor Perdute<\/i> di Shakespeare al Teatro Valle e decisi che per il momento poteva bastare. Tutta la mia rabbia e la mia frustrazione la riversai poi su Plauto, l&#8217;abbiamo provato e rappresentato infatti direttamente sul marciapiede, o nei parchi pubblici fra spacciatori e tossicodipendenti e famiglie asiatiche che si incontravano regolarmente l\u00ec per pranzare, oppure sulle rive del Tevere, dove, in capanne di cartone, erano accampati gli immigrati clandestini , i quali, ogni tanto, durante lo spettacolo si prendevano pure in prestito per un po&#8217; la nostra bici di scena . Me ne fregavo, in quel momento, di tutta quanta la cultura, mi aggiravo fra i bassifondi romani e me ne fregavo tutti quei cervelloni che scrivevano sui giornali, del ministero, delle sovvenzioni, del teatro, e delle istituzioni. Mentre sfogavo cos\u00ec la mia rabbia continuavo a tradurre testi tuoi: <i>L&#8217;Ora della Mort<\/i>e, <i>Mio Herbert<\/i><sup><i><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote6sym\" name=\"sdfootnote6anc\">6<\/a><\/i><\/sup>, <i>Cuore di Vetro<\/i><sup><i><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote7sym\" name=\"sdfootnote7anc\">7<\/a><\/i><\/sup>, <i>Lo Stivale e il suo Calzino<\/i><sup><i><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote8sym\" name=\"sdfootnote8anc\">8<\/a><\/i><\/sup>, <i>Bonaccia<\/i><sup><i><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote9sym\" name=\"sdfootnote9anc\">9<\/a><\/i><\/sup>, pi\u00f9 tardi poi <i>Il Campione del Mondo<\/i><sup><i><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote10sym\" name=\"sdfootnote10anc\">10<\/a><\/i><\/sup>, in teatro feci nel frattempo Werner Schwab, Jelinek, Moresco, Moravia e non da ultimo Tarantino (il tuo corrispettivo italiano per me: allo stesso modo in cui vengo a stanare te allo \u201cSchneiderbraeu\u201d di Monaco, al tavolo vicino al banco di mescita, cos\u00ec vado a stanare lui a volte a Torino nella sua \u201cPiola\u201d vicino alla stazione di Porta Nuova: stesso anno di nascita, pittore, scrittore, autodidatta.)<\/p>\n<p class=\"western\" lang=\"it-IT\">E poi fu la volta di <i>Dulce Est<\/i><sup><i><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote11sym\" name=\"sdfootnote11anc\">11<\/a><\/i><\/sup>, \u00e8 stato nel 2004 a Roma, ad oggi la mia ultima messa in scena di un tuo testo: teatro per bambini chiami questa storia di suicidi sotto la citazione oraziana. Rare volte mi \u00e8 capitato di leggere qualcosa di cos\u00ec vicino alla realt\u00e0 e che allo stesso tempo desse cos\u00ec poco a vedere che le era cos\u00ec vicino. Come l&#8217;albero di prugne della tua infanzia, del quale racconti ne <i>L&#8217;Ora della Morte,<\/i> esattamente lo stesso effetto mi faceva quel testo: come fosse esso stesso natura e si fosse liberato da qualsiasi autorialit\u00e0, come fosse riuscito a fare il salto nel periodo prima del compimento del 5. anno di vita, prima della completa formazione di un Io, che poi non fa che starsi fra i piedi. Il salto in un periodo quindi in cui si \u00e8 ancora parte naturale di tutto quello che ti circonda. Il bello fu che gli attori grazie al testo riuscirono a trovare anche loro una strada verso quel tipo di libert\u00e0, cosa niente affatto scontata in un tempo come quello in cui viviamo.<\/p>\n<p class=\"western\" lang=\"it-IT\">Certo non si pu\u00f2 sperare di avere un successo strepitoso con uno spettacolo del genere, si tratta piuttosto di un lavoro che rimane in disparte, di un programma in contrasto con quel mercato che gira come impazzito sempre pi\u00f9 veloce intorno a se stesso e non trova il tempo per fermarsi un attimo e fare ad esempio qualcosa di cos\u00ec inconcludente come ricordarsi i nomi dei fiori. Cosa che hanno fatto gli attori , completamente nudi sulla scena davanti ad un pubblico leggermente spiazzato.<\/p>\n<p class=\"western\" lang=\"it-IT\">Con mia moglie e i miei bambini siamo poi venuti a trovarti una volta nella tua \u201cCasa Azzurra\u201d nel Waldviertel in Austria. Avevi costruito un tempio e un teatro nel cortile di casa. Noi stavamo sempre seduti nel tempio, a giocare e a bere il t\u00e8 fra le tue grandi sculture in legno vecchio dipinto e il leone di pezza da cavalcare, mentre il teatro stava l\u00ec, abbandonato a se stesso, invaso dalle erbacce e sorvegliato solo dal grande dipinto giallo raffigurante tua figlia Noemi mentre le sanguina il naso. L\u2019immagine di quel teatro me la porto dentro da allora. Andavi tutti i giorni in paese a comprare del pesce vivo per poi buttarlo nello stagno, che avevi scavato tu stesso dietro casa, come cibo per gli aironi che venivano invece combattuti aspramente da tutti i contadini della zona. Questa \u00e8 la tua forma di buddhismo, che dice qualcosa anche sul tuo modo di vivere e di scrivere.<\/p>\n<p class=\"western\" lang=\"it-IT\">Nel 2006 sei poi venuto ancora una volta a Roma dove avevamo organizzato una piccola mostra con alcuni dipinti del tuo ciclo \u201cMacchie bianche\u201d. Ma Roma non ti piaceva, insieme abbiamo sofferto durante l&#8217;inaugurazione ascoltando le parole vuote e retoriche dell&#8217;assessore alla cultura, tutti avevano paura di te, paura che potesse di nuovo succedere un casino come allora durante il conferimento del premio Petrarca quando bruciasti l&#8217;assegno. Ma non si \u00e8 arrivati a tanto. Quasi tutti coloro che aprirono bocca a Roma, lo fecero solo per ascoltare se stessi, cosa paradigmatica per un paese e una cultura che gira ossessivamente intorno a s\u00e9 e non trova una strada per uscire da questa sterile orbita autoreferenziale.<\/p>\n<p class=\"western\" lang=\"it-IT\">Cos&#8217;altro? Non so nemmeno se questa tua storia italiana ti interessi, ci sono naturalmente anche molte altre persone che hanno lavorato sui tuoi testi: la traduttrice Luisa Gazzero Righi, Gianfranco Varettoregista e attore (Susn) nonch\u00e9 nostro compianto Tucidide, Valter Malosti, regista e attore (Ella), Lady Godiva con Maurizio Lupinelli, regista, attore (Ella), Tot\u00f2 Onnis, attore (Ella)<span style=\"color: #ff0000;\">,<\/span> perfino il Teatro Due di Parma si era interessato al tuo <i>Gust<\/i>, e non so chi altro, ma l&#8217;unico testo che \u00e8 stato veramente in grado di affermarsi da queste parti \u00e8 stato <i>Ella<\/i>. Tutto ci\u00f2 che \u00e8 arrivato dopo per quanto riguarda i tuoi testi \u00e8 risultato incomprensibile, estraneo e ritmicamente non concepibile per l&#8217;Italia. L&#8217;uniformazione culturale attraverso un&#8217;offerta televisiva criminale ha inferto ferite molto gravi da queste parti ed \u00e8 diventato sempre pi\u00f9 difficile avere a che fare con un\u2019estraneit\u00e0, con una lingua che non si inserisce in nessuno schema, con delle idee che non sono attribuibili a nessuna \u201cfamiglia\u201d, con immagini che non scorrono nei ritmi standardizzati della televisione . Non so pi\u00f9 a quante persone ho sottoposto il tuo <i>L&#8217;Ora della Morte<\/i> in forma di manoscritto in tutti questi anni, finch\u00e9 non mi sono imbattuto in Antonio Moresco, che ha capito il tuo testo al volo, probabilmente in virt\u00f9 di una sua estraneit\u00e0 molto simile alla tua. \u00c8 stato lui, poi, a trovare un editore.<\/p>\n<p class=\"western\" lang=\"it-IT\">Quel che io stesso ho sempre cercato di fare qui, e in questo tu sei stato il mio maestro e \u201cgenerale con quattro stelline\u201d, \u00e8 stato resistere alla tentazione totalitaria di una forma gi\u00e0 data e normalizzata che avrebbe reso in qualche modo regolabile tutto quel mio brancolare e vagare che poi \u00e8 la ricerca; \u00e8 stato trovare invece sempre di nuovo il coraggio di aspettare finch\u00e9 non si cristallizzasse una qualche nuova forma a partire dal nostro lavoro comune, una forma della quale nessuno di noi aveva idea fino a quel momento. E&#8217; quel coraggio che mi manca soprattutto ora, nell&#8217;autunno 2011, in questa Italia malata, che avrebbe bisogno anch&#8217;essa di reinterpretarsi ex novo in modo radicale. Quel coraggio che, in forma un po&#8217; disperata, \u00e8 alla radice dell&#8217;unico grande romanzo della tua vita sotto forma del tuo motto \u201cNon hai nessuna chance, ma sfruttala!\u201d<\/p>\n<p class=\"western\" lang=\"it-IT\">Grazie Herbert,<\/p>\n<p class=\"western\" lang=\"it-IT\">tuo Werner<\/p>\n<p class=\"western\" lang=\"it-IT\" align=\"right\">San Cesario di Lecce, 2. Novembre 2011<\/p>\n<div id=\"sdfootnote1\">\n<p class=\"sdfootnote-western\" lang=\"it-IT\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote1anc\" name=\"sdfootnote1sym\">1<\/a> Herbert Achternbusch, <i>Gust<\/i>, pi\u00e8ce teatrale, 1978.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote2\">\n<p class=\"sdfootnote-western\" lang=\"it-IT\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote2anc\" name=\"sdfootnote2sym\">2<\/a> Herbert Achternbusch, <i>Susn<\/i>, pi\u00e8ce teatrale, 1980.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote3\">\n<p class=\"sdfootnote-western\" lang=\"it-IT\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote3anc\" name=\"sdfootnote3sym\">3<\/a> Herbert Achternbusch, <i>Der Frosch <\/i>[La rana], pi\u00e8ce teatrale, 1981.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote4\">\n<p class=\"sdfootnote-western\" lang=\"it-IT\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote4anc\" name=\"sdfootnote4sym\">4<\/a> Herbert Achternbusch, <i>Hades<\/i>, film nominato per l\u2019Orso d\u2019oro al Festival di Berlino nel 1995.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote5\">\n<p class=\"sdfootnote-western\" lang=\"it-IT\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote5anc\" name=\"sdfootnote5sym\">5<\/a> Herbert Achternbusch, <i>Letzter Gast <\/i>[L\u2019ultimo ospite], pi\u00e8ce teatrale, 1996.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote6\">\n<p class=\"sdfootnote-western\" lang=\"it-IT\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote6anc\" name=\"sdfootnote6sym\">6<\/a> Herbert Achternbusch, <i>Mein Herbert<\/i>, pi\u00e8ce teatrale, 1982.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote7\">\n<p class=\"sdfootnote-western\" lang=\"it-IT\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote7anc\" name=\"sdfootnote7sym\">7<\/a> Herbert Achternbusch, <i>Herz aus Glas<\/i>, sceneggiatura per il film omonimo di Werner Herzog, 1976.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote8\">\n<p class=\"sdfootnote-western\" lang=\"it-IT\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote8anc\" name=\"sdfootnote8sym\">8<\/a> Herbert Achternbusch, <i>Der Siefel und sein Socken<\/i>, pi\u00e8ce teatrale, 1993.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote9\">\n<p class=\"sdfootnote-western\" lang=\"it-IT\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote9anc\" name=\"sdfootnote9sym\">9<\/a> Herbert Achternbusch, <i>Windstille<\/i>, album di famiglia 1982<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote10\">\n<p class=\"sdfootnote-western\" lang=\"it-IT\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote10anc\" name=\"sdfootnote10sym\">10<\/a> Herbert Achternbusch, <i>Der Weltmeister<\/i>, pi\u00e8ce teatrale, 2005.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote11\">\n<p class=\"sdfootnote-western\" lang=\"it-IT\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote11anc\" name=\"sdfootnote11sym\">11<\/a> Herbert Achternbusch, <i>Dulce est<\/i>, pi\u00e8ce teatrale, 1998<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Caro Herbert, \u00e8 passato molto tempo dalla prima lettera che ti ho scritto, ma questa, che per il momento \u00e8 anche l&#8217;ultima, \u00e8 una lettera particolare, accompagna infatti l&#8217;uscita italiana del tuo libro L&#8217;Ora della Morte. 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