Antigone al CUBO Teatro Torino 1,2,3 marzo

BARLETTI/WAAS

ANTIGONE

von/di Sofocle

Regie/regia: Barletti/Waas;

Spiel/recitazione: Lea Barletti und Werner Waas;

sound design Chor: Luca Canciello

Übersetzung/traduzione:

Friedrich Hölderlin (deutsch/tedesco), Fabrizio Sinisi (italienisch/italiano)

Dauer/durata 80′

(scroll down for german version)

Libertà personale e ragion di stato sembrano attualmente in conflitto. Le categorie di cosa è necessario e giusto vengono ridefinite giorno per giorno da ognuno di noi.

“Antigone” si occupa di queste e di altre questioni cui è difficile dare una risposta chiara e univoca. Tocca e tratta valori personali, interni, e valori comuni, doveri irrimandabili e irrinunciabili. Da millenni, “Antigone” non ha mai smesso di interrogarci. E soprattutto in tempi di crisi, sembra quasi obbligato ritornare al conflitto tra Creonte e Antigone, tra Antigone e Ismene, tra Creonte ed Emone. Il conflitto tra potere e responsabilità, tra resistenza e colpa, tra compassione e hybris. Antigone ci parla di una visione del mondo che non si esaurisce nel presente. Ci parla di donne e uomini, di guerra e riconciliazione, di passato e futuro, di comunicazione e incomprensione, di lingua e traduzione, di corpo e mente, di vita e morte. Ci parla del bisogno del teatro. Antigone ci parla di tutto questo e di molto altro.

Quella che proponiamo è una versione molto particolare dell’ “Antigone” di Sofocle, lontana dai fasti e dalla retorica del “teatro di stato”, un’”Antigone” ridotta al minimo, con solo due interpreti a dividersi tutti i ruoli e con i ruoli le responsabilità, le colpe, I destini. Una sorta di “tragedia da camera”, pensata difatti soprattutto per appartamenti e/o spazi non “teatrali” e per un ridotto numero di spettatori. Una versione estremamente intima della tragedia sofocle, dove i conflitti tra i personaggi diventano conflitti interiori, dove lo spettatore è invitato a prendere posto nella testa dei protagonisti, a spiare da vicino, come con una lente d’ingrandimento, la lacerazione della coscienza dei protagonisti di fronte alle difficili scelte da compiere. Nella nostra “Antigone” non esistono personaggi se non nel senso di “persone” e non esistono i buoni e i cattivi, perché il conflitto è sempre dell’essere umano con se stesso, con l’altra parte di sé e con la propria “ombra”.

Persönliche Freiheit und Staatsräson liegen aktuell miteinander im Clinch. Die Kategorien dessen, was notwendig und richtig ist, müssen täglich von jedem neu definiert werden. Seit Jahrtausenden wirft „Antigone“ Fragen auf: sie betreffen den Konflikt zwischen Macht und Verantwortung, Widerstand und Schuld, Mitleid und Hybris. „Antigone“ erzählt von Frauen und Männern, von Krieg und Versöhnung, von Kommunikation und Unverständnis, von Körper und Geist, von Leben und Tod. Es erzählt von der Notwendigkeit des Theaters. „Antigone“ ist das Theater, die gefährliche Kunst par excellence: gefährlich weil lebendig, weil sie immer wieder alles riskiert in der Gegenüberstellung mit den Zuschauern.

Was wir hier zeigen ist eine aufs Minimum reduzierte „Antigone“ mit nur zwei Interpreten, die sich alle Rollen teilen und mit den Rollen auch deren Verantwortung, Schuld und Schicksal. Eine Art „Kammertragödie“, konzipiert für Wohnungen und nicht theatrale Räume und für eine begrenzte Anzahl von Zuschauern. Eine sehr intime Version der Tragödie des Sophokles, wo die Konflikte zwischen den Figuren zu inneren Konflikten werden und die Zuschauer eingeladen sind, in den Köpfen der Protagonisten Platz zu nehmen und den Zerreißprozessen im Bewusstsein der Protagonisten von ganz nah, wie durch ein Vergrößerungsglas, beizuwohnen. In unserer „Antigone“ gibt es keine Figuren außer im Sinn von „Personae“ und es gibt auch keine Bösen und Guten, denn der Konflikt ist immer der des Menschen mit sich selbst, mit dem anderen Teil von sich und mit dem eigenen „Schatten“.


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